Diciassette morti in due mesi. Il primato lombardo resiste: "Serve maggiore prevenzione"

Nei primi due mesi dell’anno confermato il record di vittime tra fabbriche, cantieri e campi. E da Brescia arriva una nuova emergenza: aggressioni notturne al personale ferroviario .

Tornare a casa dal lavoro con la paura di subire una rapina, un’aggressione, o, per le donne, anche violenza fisica. Una costante per chi lavora sui treni e deve attraversare la stazione di Brescia soprattutto di notte, finito il turno. Una questione di sicurezza generale che, per capistazione, macchinisti, controllori, diventa anche una questione di sicurezza sul lavoro. Un macchinista l’ha vissuta nella notte tra venerdì e sabato ha. "Finito il turno, all’1,32, sono andato nel parcheggio a prendere l’auto. Ho notato un gruppetto di 3 o 4 ragazzi che mi ha preso di mira, mi ha seguito, ma poi, forse per l’effetto della divisa, non mi ha fatto nulla. Poco dopo mi ha chiamato la guardia giurata per avvisarmi che gli stessi, subito dopo, hanno rapinato un turista, anche aggredendolo fisicamente". L’uomo ha scritto a Rsu, Rls, Loggia e Polizia locale. "Non è giusto dovere continuamente esser esposti a questi rischi", commenta. "I lavoratori hanno paura, non si sentono sicuri – spiega Mario Bresciani, segretario Fit Brescia –. Attraversare la stazione di notte è diventato un incubo. Quando ci sono delle donne, i colleghi le aspettano, ma neanche questo è una garanzia, perché loro sono comunque in due contro bande di 4,5 ragazzi". Gli episodi più gravi avvengono soprattutto di notte. "Per chi scende dall’ultimo treno da Milano, che arriva a Brescia all’1,32, è un terno al lotto – sottolinea Bresciani -. Questi gruppi li seguono, si infilano nel parcheggio. La vigilanza è ridotta, soprattutto nei giorni di festa". Federica Pacella