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6 apr 2022

Delitto di Souad, verdetto finale: la Cassazione conferma l’ergastolo

Il marito non ha mai confessato l’uxoricidio: avrebbe nascosto il corpo in un trolley e l’avrebbe fatto sparire

beatrice raspa
Cronaca
Un sopralluogo avvenuto all’interno dell’abitazione teatro dell’omicidio di Souad Alloumi: per la sua morte la Cassazione ha condannato all’ergastolo il marito
Un sopralluogo avvenuto all’interno dell’abitazione teatro dell’omicidio di Souad Alloumi: per la sua morte la Cassazione ha condannato all’ergastolo il marito
Un sopralluogo avvenuto all’interno dell’abitazione teatro dell’omicidio di Souad Alloumi: per la sua morte la Cassazione ha condannato all’ergastolo il marito

di Beatrice Raspa

In carcere a Bergamo, dove è detenuto dall’estate 2018 per l’omicidio della ex moglie, Abdelmijd El Biti ripete di essere innocente. Ma anche la Cassazione ha confermato l’ergastolo. Il caso di Souad Alloumi, la 29enne marocchina scomparsa tra il 3 e il 4 giugno di quattro anni fa dal monolocale in via Milano nel quale si era trasferita con i due bimbi dopo una separazione contrastata, è chiuso. Il corpo non è mai stato trovato. Anche per questo El Biti, un connazionale di 54 anni di casa a Seniga, nella Bassa, tramite l’avvocato Benedetto Bonomo si era rivolto ai giudici supremi. Omicidio premeditato, sottrazione del cadavere della madre dei suoi figli - Yasmine e Adam, oggi di 12 e 7 anni - aggravati da stalking, violenza sessuale e maltrattamenti erano i reati contestati. Il procuratore generale ieri aveva chiesto il rigetto del ricorso difensivo. La Cassazione invece lo ha accolto in parte, ma solo limitatamente alle aggravanti - già in appello lo stalking era stato assorbito nei maltrattamenti - non ritenendo necessario rinviare gli atti per istruire un nuovo processo.

L’omicidio, dunque, non è in discussione. Unico effetto, la riduzione della pena accessoria dell’isolamento diurno inflitto a El Biti. Le prove a carico già dalla prima Assise erano state ritenute “sovrabbondanti”, tali da reggere anche senza il filmato delle telecamere che alle 4 di quella notte avevano inquadrato l’imputato lasciare il monolocale di Souad, la prova regina. Sudato, l’ex macellaio trascinava un pesante trolley da cui spuntavano sagome simili a gambe piegate. Souad, che l’aveva sposato diciottenne, intendeva liberarsi dalla morsa tirannica del marito ispirata da una cultura retrograda avevano sentenziato i giudici. El Biti covava nei confronti della donna che voleva rifarsi una vita indipendentemente da lui un “forte risentimento”. Il giorno dopo la scomparsa Souad sarebbe diventata cittadina italiana. A far traboccare il vaso, la fissazione di un’udienza di divorzio che avrebbe certificato un debito di 10mila euro di alimenti mai corrisposti. Per l’accusa l’ex l’ha strangolata mentre i bimbi dormivano, l’ha infilata nella valigia e l’ha fatta sparire.

Un piano organizzato per poi chiedere l’affidamento dei figli e tornarsene in Marocco. Al contrario per la difesa non si poteva escludere un allontanamento volontario della donna, che avrebbe ben potuto essersi rifatta una vita altrove con una nuova identità.

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