Brescia, 18 marzo 2020 - "Ci siamo preparati psicologicamente vedendo le immagini della Cina, ma era impensabile immaginarsi una devastazione di questo tipo". Lo dice Jean Pierre Ramponi, il direttore sanitario dell'ospedale di Chiari nel Bresciano, dove il primo paziente positivo al Coronavirus è arrivato il 23 febbraio. Tanti i casi di pazienti provenienti da Orzinuovi, paese bresciano con maggiori contagi e dalla Bergamasca. "Ora su 450 posti letto ben 220 sono occupati da persone che hanno contratto il Covid-19", spiega il medico.

L'impatto è maggiore rispetto ai principali ospedali bresciani. Tra gli infettati anche 80 dipendenti, tra medici e infermieri. Solo nelle ultime 48 ore i decessi sono stati 24 nell'ospedale dell'ovest bresciano. Per il direttore sanitario: "Tutti i colleghi stanno dando loro stessi, ma c'è un impatto psicologico enorme e reggere a questa valanga di negatività non è facile". Intanto è gara di solidarietà per aiutare gli ospedali del Bresciano. Il sistema edile bresciano ha effettuato tre donazioni, due di 50mila euro ognuna a favore degli Spedali Civili di Brescia e della Fondazione Poliambulanza, l'altra di 10mila euro all'ospedale di Esine in Valcamonica, per un totale di 110mila euro, al fine di supportare chi sta aiutando le tantissime persone colpite e combatte in prima linea la diffusione del virus.

Come Bergamo, anche Brescia è allo stremo. Aumentano i contagiati da coronavirus, i pazienti gravi e i decessi e gli ospedali sono al collasso. Alla Poliambulanza hanno dovuto riorganizzarsi per fronteggiare l'emergenza, riconvertire reparti per ricavare nuovi posti di terapia intensiva che ora sono una cinquantina, ma attualmente i contagiati ricoverati sono 300. Paolo Terragnoli, direttore del dipartimento d'emergenza, ammette, quasi in lacrime, che ormai si deve valutare chi ha più possibilità di sopravvivere. "Bisogna fare un bilancio tra quelle che sono le possibilità di successo e le condizioni reali dei pazienti, si cerca di dare il meglio a tutti, dando qualcosa di più a chi ha più chance". Giuseppe Natalini, a capo della terapia intensiva: "Ci sono persone che arrivano già da casa in condizioni gravissime, non riescono a respirare, non hanno ossigeno nel sangue e devono essere trattate subito in terapia intensiva". I ricoverati sono anziani, soprattutto, ma non solo. Tony Sabatini, direttore del dipartimento di medicina: "Gli anziani si ammalano in maniera grave, ma si ammalano anche giovani e adulti. Gli anziani e quelli con malattie associate si ammalano di più e gravemente, sono questi i pazienti più gravi e difficili da gestire e quelli che purtroppo di solito non ce la fanno".

Brescia è la seconda provincia della Lombardia per numero di contagi dopo Bergamo, secondo l'ultimo bollettino della protezione civile; e i numeri aumentano: oltre 382 contagi in 24 ore.