Pompe di benzina
Pompe di benzina

Brescia, 23 ottobre 2019 -  Veloci, tecnologici, e molto attrezzati. Non abbastanza però per evitare che sul loro conto si abbattesse una tegola giudiziaria: una condanna a quattro anni e dieci mesi di carcere e applicazioni di pene concordate sopra i due anni. Così si è concluso ieri davanti al gup Paolo Mainardi il processo a una banda di giovani moldavi accusati di associazione a delinquere finalizzata alla clonazione di tessere carburante, danneggiamento, furto e utilizzo indebito di carte di pagamento. I quattro, che facevano base a Brescia, erano accusati di aver fatto centinaia di rifornimenti di gasolio e benzina a spese di ignari automobilisti e camionisti, e di aver prosciugato i distributori del nord e centro Italia per rivendere poi il carburante sotto banco a prezzi concorrenziali. In pochi mesi tra il 2017 e il 2018 avrebbero colpito un centinaio di volte in più province.

L’inchiesta che li ha fatti finire nei guai – ora sono tutti ai domiciliari – aveva preso le mosse dalla clonazione di una tessera ‘sbagliata’, quella di una pattuglia della Polizia stradale di Verona che si era trovata addebitata centinaia di litri di gasolio, quando non aveva fatto alcun pieno nei luoghi e nei tempi indicati. Insospettiti, i poliziotti hanno avviato accertamenti rimbalzati dal Veneto alla Lombardia, dove poi le ricerche sono state condotte dalla Polstrada di Brescia e dal sostituto procuratore Claudia Passalacqua con intercettazioni, pedinamenti ed esame delle immagini delle telecamere installate nei distributori. Risultato: due esponenti della banda sono stati arrestati in flagranza lo scorso febbraio mentre armeggiavano nella notte per piazzare un congegno nelle colonnine per pagare i rifornimenti. Il presunto capo, invece, all’epoca si trovava ristretto ai domiciliari per reati specifici. Dal suo covo, questa l’accusa, gestiva il business ‘da remoto’, dando indicazioni ai complici, che si occupavano di inserire una serie di skimmer, i piccoli apparecchi dotati di microcamera e lettori di bande magnetiche, sul campo durante l’orario di chiusura delle pompe di benzina.

Ricavati codici a ripetizione – un centinaio le parti offese nel procedimento -, la banda li abbinava poi a carte fedeltà in bianco trafugate ai supermercati – molte quelle sequestrate – e trasformate in carte carburante perfettamente funzionamenti. Ieri il giudice al termine del processo in abbreviato ha condannato a quattro anni e dieci mesi il presunto boss della banda (la Procura aveva chiesto sei mesi in meno, ma ha pesato la recidiva reiterata) mentre ha accolto le richieste di patteggiamento per gli altri imputati, cui sono state inflitte pene di 2,8 anni, 2,2 anni e due anni (nell’ultimo caso sospesa con la condizionale).