Caffaro Brescia
Caffaro Brescia

Brescia, 15 ottobre 2019 - Un'interrogazione urgente alla Commissione Europea sull'area Caffaro di Brescia dopo la sospensione dell'attività per fuoruscita di cromo da alcune vasche. A presentarla è stato l'europarlamentare della Lega Oscar Lancini, che ha sottolineato: "La contaminazione dei terreni e della falda è in atto da oltre un ventennio poiché la fabbrica fu chiusa nel 1997 e l'ultima ispezione al sito, a cura di Arpa, ha fatto emergere una ingente presenza di mercurio che percola da cisterne mai svuotate e tubature ammalorate, tanto da aver avvelenato decine di gatti transitati nella zona". L'eurodeputato ha chiesto alla Commissione "come intenda intervenire per richiamare il Ministero dell'Ambiente italiano alle proprie responsabilità, per fermare gli sversamenti in atto e per far eseguire nel più breve tempo possibile una bonifica ormai improrogabile, a fronte di un'emergenza ambientale conclamata".

L’azienda avrebbe dovuto sostituire quattro cisterne contenenti cromo esavalente, secondo Arpa e secondo la Provincia che l’aveva diffidata a farlo. Per l’azienda, si tratterebbe invece di un atto di competenza della precedente società, la Caffaro Chimica del Gruppo Snia, in amministrazione straordinaria, tanto da aver presentato ricorso al Tar. L’accertamento da parte di Arpa di esuberi per il cromo VI, ha portato ora la Provincia a diffidare l’azienda, che entro 7 giorni deve presentare il piano di messa in sicurezza o bonifica, ed entro 30 il piano di caratterizzazioni. Nel frattempo, è stata sospesa l’Aia, e, di conseguenza, la possibilità di operare. L’azienda dovrà comunque continuare a garantire le operazioni di emungimento. La vicenda si intreccia con altri due filoni che hanno riacceso i riflettori sul caso Caffaro. Uno riguarda il sequestro da parte della Procura del capannone 24, quello del cloro-soda, dove la relazione di Arpa già del 19 agosto aveva evidenziato la fuoriuscita di mercurio da tubi e impianti.