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25 feb 2022

Guerra in Ucraina, la base Nato di Ghedi in preallerta

Bocche cucite all’aeroporto militare in cui convivono italiani e americani. Al suo interno si trovano Tornado e F35, i supercaccia di ultima generazione

milla prandelli
Cronaca
Le attività sono aumentate all’aeroporto militare di Ghedi dopo l’attacco russo
Le attività sono aumentate all’aeroporto militare di Ghedi dopo l’attacco russo

Ghedi (Brescia) - Preallerta. All’interno dell’aerobase di Ghedi, sede dei Diavoli Rossi del VI Stormo le bocche sono cucite e ai giornalisti viene data la risposta: "Il personale della Base al momento non è autorizzato a rilasciare alcun commento legato alla crisi in Ucraina. Appena saremo in possesso di informazioni utili sarà nostra cura comunicarle". Ritentiamo e si aggiunge l’invito a "contattare lo Stato Maggiore della Difesa a Roma o l’ufficio stampa della capitale dell’Aeronautica Italiana". Appare evidente che all’interno del perimetro della base dove si trovano gli avieri italiani con i loro caccia qualcosa si sta muovendo. A indicarlo non è solo l’andirivieni di mezzi terrestri, ma pure il cresciuto numero di voli sui cieli della bassa bresciana, percepiti dai residenti. Del resto quella di Ghedi è una base dell’aviazione, la terza delle forze amate Italiane, e ospita al suo interno anche i soldati americani. Per definizione essa è sempre "operativa", perché l’Italia fa parte della Nato, e i suoi uomini e donne sono sempre pronti a mettersi al lavoro in caso di conflitto che coinvolga l’alleanza.

E se al momento la Nato non partecipa al conflitto in atto, proseguendo con i suoi consulti e il suo lavoro di strategia e geopolitica, la guerra vicino all’Italia è ormai una realtà cruda e drammatica: con la Russia di Putin che ha invaso l’Ucraina di Volodymyr Zelens’kyj, i missili che volano nei cieli dei due Stati e su quelli ad essi vicini, i tank, i militari in movimento e centinaia di vittime, civili compresi.

Al momento, dunque, è ipotizzabile che nella base della Bassa i lavori fervano, anche se non è chiaro quale potrebbe essere l’impiego dei Tornado e a cui presto, terminate le opere di restauro per oltre 60 milioni di euro, si affiancheranno i caccia di quinta generazione F35. Non solo. Se la parte italiana della base, che gode della qualifica di "Mob Operating Base", è interdetta ai civili, ancora più inaccessibile è quella americana, dove sarebbero custodite addirittura alcune testate nucleari B-61, almeno secondo un dossier della Nato di alcuni anni fa. Solo a Ghedi e Aviano vi sarebbe la presenza di bombe di nucleari in mano americana. In passato girava la voce che le armi sarebbero state necessarie in queste località strategiche per "bilanciare il gran numero delle armi nucleari a disposizione della Russia". Oggi questa possibilità collocherebbe Ghedi e il Bresciano, come Aviano e il Friuli, in una posizione molto delicata nel caso in cui la Nato decidesse di intervenire nella guerra Russo – Ucraina. 

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