Massimo Bossetti, arrestato per l'omicidio di Yara Gambirasio (Ansa)
Massimo Bossetti, arrestato per l'omicidio di Yara Gambirasio (Ansa)

Bergamo, 9 aprile 2016 - La difesa di Massimo Bossetti gioca la carta decisiva, quella che può decidere dell’esito del processo all’uomo accusato dell’omicidio di Yara Gambirasio. Nell’udienza del 15 aprile, davanti alla Corte d’Assise presieduta da Antonella Bertoja, i difensori Claudio Salvagni e Paolo Camporini chiederanno che venga disposta una perizia sul codice genetico che venne ricavato da tre minuscole tracce miste di sangue rimaste sui leggings e gli slip della piccola Gambirasio. Di qui il confronto con il dna del muratore di Mapello, dopo avere ottenuto un campione salivare con il pretesto dell’alcoltest. Una comparazione che all’epoca diede un match scientificamente sicuro e portò al fermo dell’artigiano.

I legali, con il loro consulente, il genetista Marzio Capra, rileveranno una volta di più quella che considerano una palese dicotomia: il dna mitocondriale (che identifica la linea di ascendenza materna) del cosiddetto “Ignoto 1” sugli indumenti di Yara non corrisponde a quello di Bossetti. L’accusa ha sempre ribattuto sul punto che esiste però piena compatibilità fra entrambi i dna nucleari, quelli che identificano la persona senza alcuna possibilità di dubbio. Oltre a questo accertamento, i difensori dell’imputato sono intenzionati a chiederne altri.

L'udienza di venerdì vedrà deporre come teste a difesa il figlio maggiore di Bossetti, un ragazzo che oggi ha quindici anni. Si inizierà alle tre del pomeriggio, a porte chiuse. Nel corso della mattinata deporranno altri testimoni chiamati dai difensori, fra cui una fisioterapista che dichiarò di essere stata importunata attorno alle sei e mezzo della sera del 26 novembre 2010, quando Yara scomparve, un tecnico della Vodafone, due testimoni scelti dalla difesa fra amici e conoscenti dell’imputato.