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15 ott 2021
francesco donadoni
Cronaca
15 ott 2021

Entratico, mancano arma e tracce di Dna: tutti i misteri del delitto del prof Errico

La procura ha chiesto 24 anni per l’operaio indiano accusato dell’omicidio in cascina

15 ott 2021
francesco donadoni
Cronaca
Il luogo dove è stato ucciso il professor Cosimo Errico la sera del 3 ottobre 2018
Il luogo dove è stato ucciso il professor Cosimo Errico la sera del 3 ottobre 2018
Il luogo dove è stato ucciso il professor Cosimo Errico la sera del 3 ottobre 2018
Il luogo dove è stato ucciso il professor Cosimo Errico la sera del 3 ottobre 2018

Entratico (Bergamo) - L’arma del delitto (forse un coltello robusto con una lama importante), utilizzata per colpire per 23 volte la vittima, non è stata mai trovata. E non è stato rilevato nemmeno il Dna che incastrerebbe l’autore. L’omicidio del professore Cosimo Errico, docente al Natta, avvenuto il 3 ottobre del 2018 alla Cascina dei fiori, a Entratico, tra le 18,30 e le 19,14, si presenta come tanti tasselli sparsi, da unire e comporre per provare a ricostruire i fatti. A processo c’è Pal Surinder, 58 anni, indiano, operaio alla cascina, detenuto al carcere di via Gleno, accusato di aver ucciso il professore. Per lui, ritenuto il responsabile, il pm Carmen Santoro ha chiesto 24 anni. Mentre sulla distruzione del cadavere il pubblico ministero ne ha chiesto l’assoluzione (il professore era già morto).

Il connazionale Singh Mandip, 39 anni, è accusati di favoreggiamento: avrebbe costruito l’alibi per l’amico. Per lui sono stati chiesti 4 anni. Secondo il pm all’origine un diverbio per soldi. Pal sarebbe tornato in cascina in bici dopo il lavoro. Errico si trovava davanti al frigorifero, al primo piano, e stava sistemando dei salumi. La mattina c’erano state delle scolaresche in visita e i professori avevano pagato 822 euro in contanti. Tolti i soldi per alcune spese, addosso Errico aveva 622 euro che sono spariti. E mentre Errico era chino davanti al frigo Pal lo avrebbe colpito con il coltello. Poi avrebbe sceso le scale lasciando le impronte che via via si sono sbiadite. E alla fine avrebbe spento la luce della cascina.

Il movente? Anche qui un insieme di elementi. "Pal era un dipendente dall’alcol, spesso è ubriaco, ha sempre bisogno di soldi, è un ludopatico, gioca alle slot machine, è autore di furti, commessi anche alla cascina". Una ricostruzione che ha respinto il difensore di Pal, avvocato Michele Agazzi. "Lui e Singh avevano qualche sospetto, eppure anche dopo l’omicidio non si è mai allontanato da Casazza. Avrebbe potuto scappare in India e invece è rimasto. L’arma non c’è, gli indumenti che Pal aveva quella sera non ci sono, e sulle bici non sono state trovate tracce di sangue". E alla fine ne ha chiesto l’assoluzione. Anche il legale di Singh Mandip, avvocato Antonio Abbatiello, come il collega ha sollevato dubbi sulla ricostruzione dell’accusa. Prossima udienza il 25 ottobre.
 

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