"Giornalismo e basket . Nessuno è stato come lui"

Il 28 febbraio 1924 nasceva a Milano la ’’voce della pallacanestro’’ in Italia. Il tanti ricordano il grande divulgatore inserito nella Hall of Fame .

"Giornalismo e basket . Nessuno è stato come lui"

"Giornalismo e basket .

Se il basket è entrato per tanti decenni nelle case degli italiani lo si deve al divulgatore numero 1 della pallacanestro. Aldo Giordani, il cui centenario dalla nascita ricorre proprio in questi giorni.

Giocatore da giovanissimo, allenatore (anche campione d’Italia di A femminile con Roma), ma soprattutto giornalista e telecronista. I trionfi del passato della nazionale e dei club, dalla nascita della RAI nel 1954 fino al termine della sua carriera a fine anni ‘80 portano tutti la sua voce come marchio indelebile.

Pensare a quelle immagini senza il suo commento è semplicemente impossibile. Nato nel 1924 a Milano, scomparso nel 1992, la sua frase iconica, semplice, ma efficace racchiude tutta l’imprevedibilità di questo sport: "Vedete come è il basket" soleva dire quando le partite cambiavano inerzia da un momento all’altro a sorpresa. Ovviamente uno stile completamente diverso dall’attuale, ma con garbo ed entusiasmo ha raccontato oltre tre decenni di pallacanestro a tutte le latitudini, portando per le prime volte anche i filmati dagli Stati Uniti.

Nelle sue opere da divulgatore fu fondamentale anche la fondazione del settimanale’’’Superbasket’’ che per circa un ventennio fu l’unico punto di riferimento cestistico oltre ai tradizionali quotidiani.

Ma soprattutto Aldo Giordani ha fatto scuola, è stato un pioniere del giornalismo sportivo in Italia. Per questo motivo ioni hanno partecipato ad un’iniziativa organizzata dalla RAI tanti personaggi che di quel mondo sono diventati leggenda anche grazie a lui.

Coach Sandro Gamba ha condiviso i tanti successi in Coppa Campioni con Varese, ma anche la vittoria agli Europei di Nantes del 1983: "Ero d’accordo con Giordani anche quando mi criticava - esordisce in modo simpatico l’allenatore veterano - la mia storia è simile alla sua nell’appassionarsi al basket grazie agli americani arrivati in Italia per la guerra. Era professionale, serio, sempre attento ai particolari. Ha portato davvero il basket alla portata di tutti".

Dino Meneghin ha raccontato un curioso aneddoto riguardante le sua carriera: "Era davvero innamorato della pallacanestro, quando con Varese vincemmo nel 1970 la Coppa Campioni a Sarajevo una delle prime persone che mi ha abbracciato piangendo fu proprio lui. Era commosso perchè il basket italiano aveva trionfato, non era importante con quali colori. E’ stato il precursore dei telecronisti, il basket lo conosceva per davvero, era molto competente. Il ricordo è davvero un atto dovuto, da parte di tutti i cestisti che hanno condiviso con lui il viaggio della propria carriera".

Anche Rosi Bozzolo, giocatrice del Geas sul trono d’Europa nel 1978 ricorda con emozione quel momento: "Non posso dimenticarlo, raccontò il primo successo di una squadra femminile italiana in una coppa europea, una voce indimenticabile. Seguiva il basket femminile con grande entusiasmo, al pari del maschile e avendo sposato una giocatrice non poteva essere altrimenti".

C’è chi deve a lui il soprannome di una vita, Antonello Riva, ribattezzato Nembo-Kid per il suo fisico statuario: "Per strada mi chiamano ancora così. Io ci tengo a ricordare i tempi in cui conduceva lo spazio del basket alla Domenica Sportiva, ero un ragazzino di 17 anni, non avevo mai visto una telecamera e dal bimbo impaurito che ero mi mise incredibilmente a mio agio. Ricordo la sua grande capacità di farsi capire da tutti, ha portato il basket nelle case degli italiani".

Trionfi europei anche per Pierluigi Marzorati che lo definisce senza mezzi termini: "La forza propulsiva del basket italiano in quei decenni. La sua voce era il basket per noi, un vero precursore e poi da giornalista della carta stampata con Superbasket temevamo molto i suoi pallini. Se il basket è conosciuto da così tante persone lo si deve anche lui".