REDAZIONE BERGAMO

Edilizia, frode da 35 milioni. Indagati 38 imprenditori. Veri cantieri, finte società

Chiusa l’inchiesta della Finanza che già a maggio aveva portato ad arresti. Illeciti commessi in gran parte nella Bassa Bergamasca, in totale 74 nei guai. .

La Guardia di Finanza ha accertato illeciti commessi nell’arco di quattro anni Un commercialista e una consulente del lavoro si occupavano dell’articolata gestione delle società “cartiera”

La Guardia di Finanza ha accertato illeciti commessi nell’arco di quattro anni Un commercialista e una consulente del lavoro si occupavano dell’articolata gestione delle società “cartiera”

Erano società di comodo prive di alcuna effettiva operatività imprenditoriale. Venivano utilizzate per mascherare una maxi frode fiscale, andata avanti per almeno quattro anni e che ha permesso a imprenditori edili di occultare 35,3 milioni di euro di ricavi ed evadere l’Iva per 2,7 milioni di euro. Il sistema impiegato è ancora una volta quello delle società cartiere, con prestanome compiacenti, con illeciti commessi in particolare nella Bassa Bergamasca da 74 persone. Le indagini hanno consentito, inoltre, di individuare un commercialista e una consulente del lavoro, operanti a Ghisalba che si occupavano della gestione burocratica delle varie società cartiere.

L’indagine, coordinata dalla Procura (pm Marchisio) con i finanzieri della Compagnia di Treviglio ha permesso di scoprire uno strutturato gruppo criminale che, dal 2019 al 2022, avrebbe consentito a 38 imprese edili l’evasione di tutti gli oneri fiscali e previdenziali, anche attraverso l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Gli imprenditori e le loro squadre di operai risultavano formalmente assunti come dipendenti dalle società cartiere, ma in realtà continuavano a gestire di fatto le ordinarie attività aziendali. Si impiegavano società di capitali attive nel settore dell’edilizia privata, amministrate da soggetti compiacenti che si facevano carico, solo formalmente, dei lavori di svariati imprenditori. Oltre all’emissione di fatture false, si contestano l’omessa o infedele presentazione di dichiarazioni fiscali e omessi versamenti di imposta.

Un primo provvedimento si era avuto a maggio 2023, con l’esecuzione della custodia cautelare in carcere o ai domiciliari nei confronti dei sette principali indagati, nonché il sequestro finalizzato alla confisca di oltre 6,6 milioni di euro, di cui oltre tre milioni effettivamente rintracciati e sottoposti a sequestro, tra cui contanti, liquidità su conti correnti, quote societarie, diciannove immobili, tre veicoli e un’imbarcazione. Perquisizioni sono state fatte anche a Milano, Brescia, Cremona e Mantova. I beneficiari del sistema di frode erano riusciti a sottrarsi ai pagamenti delle tasse per ben quattro anni d’imposta e, nei loro confronti, i militari hanno concluso cinquanta controlli fiscali. Di questi, 32 nei confronti di soggetti privi di partita Iva, scoprendo che avevano nascosto all’Erario ricavi e Iva dovuta per decine di milioni di euro. Altre sei posizioni sono state segnalate ai reparti della Finanza competenti per territorio.

Francesco Donadoni