Daniela Roveri (De Pascale)

Bergamo, 18 aprile 2018 - Aggrappati alla scienza nel tentativo di risolvere il delitto. Quello di Daniera Roveri, 48 anni, dirigente alla Icra di San Paolo d’Argon, assassinata con una coltellata alla gola la sera del 20 dicembre 2016 nell’androne del palazzo in cui viveva con la madre, in via Keplero, a Colognola, quartiere della città. La scienza, però, non ha dato i risultati sperati. Almeno per il momento.

Il mandato della Procura ai carabinieri dei Ris di Parma è stato ampio: trovare qualsiasi spunto utile alle indagini. La Scientifica aveva isolato una traccia organica da una guancia e un’altra dall’indice destro della Roveri. Ma da quegli elementi è stato possibile estrarre solo l’aplotipo Y: non un profilo genetico completo, ma un elemento comune a una linea di discendenza paterna, che può riguardare molte persone su un territorio. Ebbene, la risposta che è arrivata da Parma non è stata quella auspicata. Da quell’aplotivo Y, sottoposto a un procedimento innovativo e allo stesso tempo sperimentale, non è stato possibile estrarre un Dna completo.

Lo stesso aplotipo era stato individuato anche nel profilo (ignoto, ma completo) trovato su un guanto in lattice vicino alla casa di Seriate in cui, il 27 agosto 2016, era stata uccisa la professoressa Gianna Del Gaudio. Un incrocio che aveva portato la Procura a delegare ai Ris ulteriori approfondimenti, così da poter confermare o escludere un’eventuale coincidenza. Ebbene, a oggi non è possibile fare accostamenti tra l’omicidio di Colognola e quello di Seriate. Bisogna aspettare ancora altri accertamenti scientifici. Tornando al delitto Roveri, il pm che si occupa del caso, Davide Palmieri, non si è limitato al solo aplotipo. Ai Ris, infatti, sono stati inviati anche il cappotto, i pantaloni, gli stivaletti rossi e anche un maglione che la 48enne indossava la sera dell’omicidio, con il chiaro obiettivo di estrapolare delle tracce. Ma anche sotto questo profilo i risultati arrivati dai laboratori scientifici non sono incoraggianti: con gli elementi in possesso non è stato possibile estrarre indizi importanti.

Nonostante le difficoltà, le indagini tradizionali sul giallo di Daniela Roveri proseguono. La lente degli investigatori inizialmente era stata puntata sull’amico della palestra, mai indagato, che aveva però un alibi di ferro: era stato inquadrato dalle telecamere della villetta della fidanzata ufficiale, in un orario compatibile con il delitto. Nulla di particolarmente sospetto è poi emerso dai rapporti della Roveri in azienda, con colleghi e colleghe. E anche gli accertamenti sui vicini di casa non hanno prodotto risultati. Un’inchiesta arida di indizi, di spunti. È stata ventilata anche l’ipotesi di un tentativo di rapina. La borsetta sparita è l’unico elemento che potrebbe far propendere per quella pista, anche se sembra difficile crederlo.