Bergamo - Una mail potrebbe decidere parte della vicenda che ruota attorno alla figura di Ranieri Guerra, direttore vicario dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della Sanità. Il 5 novembre dello scorso anno Guerra era stato lungamente ascoltato come testimone in procura a Bergamo (dove si procede, a carico di ignoti, in una inchiesta, disposta su più fronti, sulla gestione della pandemia nel territorio orobico). Tempo dopo il suo nome era stato iscritto nel registro degli indagati per false dichiarazioni al pubblico ministero.

Il caso è delicato, irto di interrogativi, ricco di intrecci e implicazioni. Il 14 maggio 2020, meno di ventiquattr’ore dopo la sua pubblicazione, sparisce dal sito della sezione europea dell’Organizzazione il "rapporto Oms" sulla gestione della prima ondata della pandemia, severamente definita "caotica, improvvisata e creativa". A opera di chi sparisce il documento? Nella richiesta di rogatoria in Svizzera (la sede Oms è a Ginevra) i pm di Bergamo scrivono che lo stesso stesso Guerra si sarebbe "adoperato personalmente alla rimozione del sito di Oms del report". La versione di Ranieri Guerra è tornata in questi giorni negli uffici giudiziari di Bergamo con una memoria di quaranta pagine firmata dal difensore, il professore romano Roberto De Vita, che conclude con la richiesta di archiviazione del proprio assistito. Non ci furono interventi venuti dall’Italia. Non ci furono da parte di Guerra né interferenze, né tanto meno pressioni o minacce perché scomparisse il report, coordinato da Francesco Zambon, capo dei ricercatori Oms a Venezia. E la richiesta di rimozione non partì dall’Italia ma dalla Cina. Ed ecco la mail allegata alla memoria difensiva.

Nella stessa giornata del 14 maggio di un anno fa, alle 12.11, un messaggio di posta elettronica venne inviato da Gauden Galea, funzionario Oms in Cina, a Zambon e in copia a Dorait Nitzan, dell’Ufficio Oms Europa. La richiesta perentoria era "di togliere il documento dal web immediatamente. Consideralo una emergenza". Questo perché lo studio era "inaccurato" e in contraddizione con altri documenti. Quindi "è necessario che il box sulla Cina venga rivisto con urgenza". Il report, conclude l’avvocato De Vita, "è stato pubblicato e poi ritirato dallo stesso Zambon sulla base dei rapporti intrattenuti" dal ricercatore veneto "con i suoi diretti referenti-superiori (tra i quali non rientra in alcun modo il dr. Guerra". Da parte sua Zambon (che all’inizio di marzo si è dimesso dall’Oms) ha dichiarato di avere ritirato lo studio per apportare alcune correzioni e che questo non era più tornato online.

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Il mancato aggiornamento del Piano pandemico. Guerra ha riferito ai pm che durante il suo incarico al ministero della Salute come direttore della Prevenzione, dall’ottobre del 2014 al novembre 2017, non era stato necessario un aggiornamento del piano dal momento che non si erano verificati eventi sanitari che lo richiedessero. Ma nel 2013, ha ricostruito la procura, l’Oms aveva richiesto un aggiornamento che non ci fu. Guerra sostiene invece di avere dichiarato testualmente ai magistrati che "sino a quando sono stato direttore generale il piano è stato rivisto annualmente e confermato in validità". "Infine - osserva la memoria difensiva - proprio a seguito della pubblicazione delle linee guida completate nel 2017 dall’Oms, nel mese di settembre dello stesso anno lo stesso dr. Guerra ha ritenuto la necessità di rivedere in maniera organica e condivisa con le altre istituzioni interessate il piano pandemico nazionale, informando il Ministro della opportunità di costituire un apposito gruppo di lavoro, formato dai rappresentanti dell’Istituto superiore di sanità, delle Università ed enti di ricerca, delle società scientifiche e Irccs, gli istituti di ricerca e cura". A novembre Guerra lasciò l’incarico di direttore generale "e, pertanto, non conoscerà né seguirà in alcun modo gli sviluppi e le sorti di tale progetto".

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