Carnago (Varese), 1 novembre 2017 - La sensazione è che la tavola sia stata già “apparecchiata“, perché a Casa Milan la pazienza è finita. Dall’avviso ai naviganti post Genova (24 settembre, sconfitta con la Samp) all’ultimatum all’allenatore (30 otobre, due giorni dopo il ko con la Juve) è passato poco più di un mese. Quello che la società aveva concesso a Vincenzo Montella per sbrogliare la matassa e cercare di dare un volto al Milan.

Ma il nuovo Milan è ancora un cantiere aperto, progettato male e costruito peggio nonostante le buone intenzioni e il tecnico sin qui ha fatto quel che ha potuto. Poco, secondo la dirigenza che aveva ben altre aspettative all’alba della nuova stagione. Per questo all’Aeroplanino non rimane che una possibilità: decollare subito e macinare chilometri per recuperare il terreno perduto. In un concetto, far punti e convincere gli scettici. La sfida di domani sera ad Atene, sotto questo punto di vista, può già essere decisiva: perché un altropasso falso, anche con i modesti greci dell’Aek metterebbe a rischio il primo posto nel girone di Europa League, eventualità che in società nessuno vuol prendere in considerazione. Ma uscire imbattuti da Atene non basterà a Montella, chiamato a vincere domenica sera la sfida in casa del Sassuolo per accorciare la classifica. Insomma, due gare per giocarsi la stagione e salvare la faccia, soprattutto per arrivare alla sosta senza ribaltoni in panchina. Nonostante i 250 milioni spesi in estate con l’obiettivo di ridurre il gap nei confronti delle prime della classe, le distanze sono ancora notevoli: 15 punti dal Napoli, 13 dall’Inter e 12 da Juve e Lazio. La vittoria di Verona mercoledì scorso aveva solo “mascherato“ malumori e problemi dello spogliatoio, senza mettere al riparo Montella dall’esonero, inevitabile ai prossimi passi falsi anche perché è difficile che sia la dirigenza ad ammettere “urbi et orbi“ di aver sbagliato la strategia di costruzione della squadra. Come al solito il primo colpevole resta sempre l’allenatore (Gattuso pronto alla finestra) mentre i tifosi, perplessi, si chiedono che fine abbia fatto un presidente desaparecido che tra soldi spesi e presi in prestito ha messo sul tavolo qualcosa come 950 milioni, salvo poi dissoversi, un po’ come Huarong, quello del famoso ruggito.