MILANO, 3 marzo 2017 - La giostra del rap è girata. Nuova generazione, nuovo sound. E la formula della musica trap, per ora, sembra funzionare. Apripista di tale cambiamento il giovane Sfera Ebbasta che, con la complicità delle stumentali firmate dal produttore Charlie Charles, sta facendo scuola. A confermarlo sono i numeri. Più di 30 milioni di visualizzazioni su Vevo; disco d’oro per il secondo, omonimo, album «Sfera Ebbasta»; oro anche per i singoli Brnbq, Bang Bang, Notti e Visiera a Becco; platino per l’irriverente Figli di Papà. Per il rapper di Ciny (Cinisello Balsamo ndr.) una lunga maratona di concerti in tutta Italia che da stasera lo vedrà tagliare il traguardo del tour con una doppia data sold out ( oggi e domani) dal palco dei Magazzini Generali di Milano, con tanto di after party ufficiale domani sera. A Milano il gran finale.

Cosa ci aspetta?

«Questa volta porteremo dal vivo tutte le canzoni del disco più alcune vecchie glorie. Dopo una quarantina di date, siamo pronti alla grande festa. Saremo io, la mia città e la mia musica. Ma non mancheranno le sorprese».

Per lei che arriva da «Ciny» Milano è come una seconda casa?

«In realtà mi sento a casa praticamente dappertutto. Prima di tutto questo, prima del successo, non ero mai uscito dal mio nido e la cosa un po’ mi spaventava. Ora mi sono trasferito a Milano ma ovunque vada mi sento ben voluto. Magari, tra qualche anno, potrei vivere in Africa come in Cina. Chissà».

Il suo disco è ormai un bestseller. Lo avrebbe mai immaginato?

«Prima che uscisse ero un po’ in paranoia. Lo ammetto. Charlie, invece, lo era molto meno. Diciamo che non volevo accontentarmi di un risultato mediocre. Una volta iniziati gli instore abbiamo realizzato che si trattava di qualcosa di grosso. I fan erano tantissimi e per noi, partiti dal nulla, tutto questo fragore era qualcosa di assolutamente nuovo».

L’album ha raggiunto la top ten anche in Francia, Svizzera, Lussemburgo, Belgio e Germania. Una novità per il rap italiano. Come se lo spiega?

«Tutto merito della musica e del livello del nostro sound che oggi, in Italia, è il più fresco, mentre all’estero questo step era già stato raggiunto quando qui eravamo ancora fossilizzati sulle solite sonorità. Il nostro successo oltreconfine è la prova di come, pur rappando in italiano, attraverso un suono di qualità si possa arrivare lontano». E il look? Quanto conta l’immagine?

«È un aspetto a cui tengo molto. Sono sempre stato fissato con la moda, fin da quando non potevo permettermi capi firmati. Ora, dedicarmi alla cura del look, è una delle mie attività preferite. Al secondo posto, subito dopo la musica».

Che rapporto ha con il denaro?

«All’inizio ho scialacquato parecchio. Per uno come me che all’improvviso si vede arrivare tanti soldi, l’istinto è quello di levarsi qualche sfizio: abiti Gucci, accessori e cene al ristorante. Adesso, però, sto cercando di darmi una regolata. Bisogna aver rispetto del denaro anche perché tutto potrebbe finire. Nel frattempo sto cercando di comprare casa a mia madre».

Se col rap non avesse funzionato, cosa avrebbe fatto?

«Francamente non lo so. Forse è meglio che non lo dica (ride)».