Milano, 19 ottobre 2017 - Elio e le Storie Finite. Alcuni lo sospettavano già dal momento in cui Rocco Tanica aveva smesso di seguirli in tour, altri ipotizzano che la crisi sia iniziata quando Elio si è seduto per la prima volta al tavolo dei giudici di X Factor, altri ancora parlano invece di nuovo disco e tour già programmati, e c’è chi dice che in fondo è giusto così: lasciare all’apice del successo per rimanere in qualche modo immortali. Comunque sia, è bello chiudere questo gigantesco pezzo del migliore pop italiano – l’unico paragonabile ai fasti di Frank Zappa – con l’ironia di Elio, 56 anni compiuti a luglio: «Ci vuole l’intelligenza di capire di essere fuori dal tempo. Youtuber, rapper, influencer: queste sono le persone che parlano ai giovani oggi. Io sto pensando a un progetto reggaeton: lì premi un tasto e poi non devi preoccuparti più».

Il 19 dicembre Elio e le Storie Tese, dopo 30 anni di carriera insieme, terranno un concerto al Mediolanum Forum di Milano. L’ultimo prima dello scioglimento definitivo. L’annuncio alle Iene domenica su Italia 1. «Staremo insieme fino al 2017 – hanno detto Elio, Faso e Cesareo – cioè suoneremo insieme per l’ultima volta il 19 dicembre, poi scadiamo come la mozzarella». «Verrà più gente a vedere il tour? L’addio – ha scherzato Elio – tira anche più della fi..». L’ultimo concerto, quello “definitivo” per dirlo alla Elio, sarà preceduto dall’ultimo singolo, tratto dal loro decimo album “Figatta de blanc”, che uscirà venerdì 20 ottobre e si intitola “Licantropo vegano”. «Ci teniamo a salutare il nostro pubblico con una cerimonia di un certo livello. Inoltre vogliamo lasciare un bel ricordo, di persone ancora giovani e scattanti».

Elio e le Storie Tese (nome ispirato alla frase di Freak Antoni «c’ho delle storie pese» pronunciata in “Eptadone”) nascono 37 anni fa da un’idea di Stefano Belisari (Elio), che nel 1980 comincia a suonare con un suo compagno del liceo Einstein di Milano. I media li scoprono nel 1990, a Sanremo, quando, al Controfestival, suonano delle irresistibili parodie dei brani in gara. La loro formula è già perfetta: virtuosismo strumentale e dissacrante ironia nei testi. Gli anni ’90 sono il decennio della consacrazione: “Il pippero” e “Servi della gleba” diventano delle hit, mentre la loro frequentazione di programmi tv, a cominciare dalla Gialappa’s, conferma la loro unicità nel panorama musicale. Il cambiamento di status coincide con il debutto al festival di Sanremo del ’96 con “La terra dei cachi”. Arrivano secondi, e le voci di una combine sulla vittoria rubata fanno da cassa di risonanza a una partecipazione rimasta nella storia del festival, grazie alle trovate sceniche di presentarsi vestiti da alieni in stile Rockets o di inventare «la canzone in un minuto», suonando il brano in 55 secondi ma a tempo accelerato.

Da lì in poi Elio e i suoi compagni hanno sempre dimostrato come la grande cultura musicale e il virtuosismo tecnico possano essere messi al servizio dell’ironia, spostando molto in avanti il concetto di «rock demenziale». Elio, ora a “Strafactor”, continua la sua opera di divulgazione della musica classica, l’ambiente in cui si è formato, studiando il flauto traverso al Conservatorio. Martedì sarà nell’Aula Magna dell’Università La Sapienza di Roma come voce recitante e baritono del “Flauto Magico”, dopo le tante esperienze rossiniane. Ma il vuoto di Elio e le Storie Tese si sentirà. Per la verità la band un concerto d’addio l’aveva fatto già nel 1988, quando ancora era ancora un gruppo praticamente sconosciuto, ma si trattava di uno scherzo. Che sia così anche questa volta? Che ci si prepari a un lungo addio modello Pooh? Che sia solo il lancio della nuova canzone (dei Litfiba): “Elii tornate insieme”?

r.s.