Milano, 18 novembre 2017 - Ennesimo caso di violenza in carcere. Stavolta, l'aggressione si è consumata da parte di un detenuto marocchino ai danni di personale di Polizia Penitenziaria di Mantova. La notizia è stata riferita in una nota da Alfonso Greco, segretario regionale per la Lombardia del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe.

"Questa mattina - ha spiegato - un detenuto marocchino di 18 anni circa, con posizione giuridica e fine pena nel 2019 per i reati di rapina, resistenza a pubblico ufficiale ed altro, ha aggredito per motivi incomprensibili l'Agente di Polizia Penitenziaria in servizio nella sezione detentivo, che è dovuto ricorrere alle cure del Pronto soccorso cittadino. Solamente il tempestivo intervento degli altri poliziotti di servizio ha scongiurato più gravi conseguenze. Il detenuto è stato portato al nosocomio cittadino ove è stato sottoposto ad un TSO. È una aggressione annunciata questa, visto che solo qualche giorno fa lo stesso detenuto si era reso protagonista di un grave danneggiamento della cella dell'aula di giustizia di Mantova dopo la lettura della sentenza. Eppure, nonostante l'episodio, il detenuto era ancora a regime aperto e ovviamente l'aggressione di oggi si sarebbe potuta evitare se si fossero adottate maggiori accortezze nella gestione del detenuto. Questa è l'ennesima aggressione che si registra in un carcere della Lombardia e dovrebbe fare seriamente riflettere sulla necessità di adottare opportuni provvedimenti per scongiurare ulteriori fatti violenti contro poliziotti penitenziari".

Il segretario generale Donato Capece ha commentato: "Il sistema penitenziario, per adulti e minori, si sta sgretolando ogni giorno di più. Lo diciamo da tempo, inascoltati: la sicurezza interna delle carceri è stata annientata da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto, dall'aver tolto le sentinelle della Polizia Penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri, dalla mancanza di personale, dal mancato finanziamento per i servizi anti intrusione e anti scavalcamento". Il Sappe ricorda nella nota che nel carcere di Mantova "erano detenute, il 31 ottobre scorso, 140 persone rispetto ai circa 100 posti letto regolamentari, di cui 14 donne e 83 stranieri".

Per Capece "è sintomatico che negli ultimi dieci anni ci sia stata un'impennata dei detenuti stranieri nelle carceri italiane, che da una percentuale media del 15% negli anni '90 sono passati oggi ad essere quasi 20.000 rispetto alle 57mila presenze. Fare scontare agli immigrati condannati da un tribunale italiano con una sentenza irrevocabile la pena nelle carceri dei Paesi d'origine, come da tempo denuncia il Sappe, può anche essere un forte deterrente nei confronti degli stranieri che delinquono in Italia. Il dato oggettivo è però un altro: le espulsioni di detenuti stranieri dall'Italia sono state fino ad oggi assai contenute, oserei dire impercettibili. E credo si debba iniziare a ragionare di riaprire le carceri dismesse, come l'Asinara e Pianosa, dove contenere quei ristretti che si rendono protagonisti di gravi eventi critici durante la detenzione, come nel caso accaduto a Mantova".

Il Sappe "sollecita un intervento urgente delle Istituzioni e del Ministro della Giustizia Andrea Orlando. Il sistema delle carceri non regge più, è farraginoso. Sono state tolte, ovunque, le sentinelle della Polizia Penitenziaria sulle mura di cinta delle carceri, le telecamere ed i sistemi anti intrusione ed anti evasione spesso non funzionano, le aggressioni contro i poliziotti penitenziari sono all'ordine del giorno e questo è gravissimo. I vertici del Ministero della Giustizia devono assumere urgenti e concreti provvedimenti per fronteggiare questa grave emergenza".