Matteo Tibiletti sul set
Matteo Tibiletti sul set

Besozzo (Varese), 20 febbraio 2018 - Nasce dal teatro ma la sua aspirazione è il grande schermo. Si chiama Matteo Tibiletti ed è l’autore varesino di "Yes, No", uno dei 50 film che hanno superato il primo step del Mobile Film Festival, rassegna internazionale di cortometraggi da un minuto girati col cellulare giunta alla 13esima edizione. Costruito su un gioco di due parole, "Yes, No " affronta con forza ed eleganza il tema della violenza sulle donne, arricchendolo di una sottile nota comica. Ma qual è il processo che ha portato l’autore a trasformare in immagini una semplice idea? Ecco che Matteo ce lo racconta…

Che cosa fai nella vita?
"Sono attore, regista, autore teatrale e docente di recitazione in alcuni distretti scolastici della mia provincia. Tengo anche corsi privati. Lo faccio di mestiere, anche se è nato come hobby. Sono autodidatta, appassionato di cinema, mi sono dato al teatro per avere libertà nel dare voce alle mie storie".
Quali opportunità offre il luogo in cui vivi, per il tuo lavoro? 
"Non molte, in effetti. Spesso ci si deve ingegnare per crearsi un piccolo spazio". 
Come sei venuto a conoscenza del Mobile Film Festival?
"Per puro caso, sul web". 
È la prima volta che partecipi a un festival?
"Una decina di anni fa ero solito partecipare a concorsi di cortometraggi. Ho vinto un premio del pubblico al Cuveglio Film Festival nel 2005. Poi ho abbandonato, per mancanza di mezzi che rendessero realmente professionali e vendibili i miei progetti. Mi sono dato quindi alla scrittura teatrale: in quest'ambito ho ricevuto diversi riconoscimenti.
Hai utilizzato un Samsung S7 Edge: come ti sei trovato a girare un film con il cellulare?
"Inizialmente, è stato difficile. Come già detto, avevo abbandonato da un po' di tempo la regia video. Ero sicuro della qualità offerta dagli smartphone di ultima generazione, ma non sapevo se sarei stato in grado di valorizzarne le potenzialità. Con mio stupore, dopo un minimo di pratica, affiancandomi a Gabriel (il ragazzo che ha curato la fotografia del corto) ho trovato estremamente efficace lavorare anche con questo mezzo.
E il limite di un minuto, in che modo l’hai gestito?
"Quella di Yes, No era un'idea che avevo già in mente da tempo. Ero assolutamente consapevole che potesse mandare un messaggio forte in un tempo estremamente ristretto. Anzi! dirò di più, ho potuto allargarmi un po' con i tempi...curarne meglio, in fase di montaggio, l'atmosfera valorizzando anche i silenzi tra una battuta e l'altra".
In quanti avete lavorato al corto? Eravate già un gruppo affiatato o vi siete trovati insieme per l’occasione?
"A lavorare al corto eravamo in 4. Due attori (Martina e Fabrizio), Gabriel alla fotografia e io alla regia. Il gruppo di lavoro è ampiamente consolidato. Oltre a noi quattro siamo soliti collaborare con Emanuela Legno (anche mia compagna nella vita) e Lia Locatelli. Il gruppo in questione ha dato vita, lo scorso anno ad una compagnia teatrale: Compagnia Teatrale Girodivite che ha esordito con lo spettacolo BB, da me scritto e diretto. Lo spettacolo è
attualmente in stagione al Nuovo Teatro Araldo di Torino".
Quanti ciak ci sono voluti per ottenere il risultato che cercavi?
"Avevo bene in mente l'idea, quindi mi è bastato indicare agli attori le precise intenzioni delle singole battute. Due ciak per ciascuno: uno di prova e uno definitivo". 
Dove hai girato il film? 
"A casa mia. Ho allestito nella mansarda un piccolo studio fotografico e di registrazione video. Qui proviamo anche i nostri spettacoli. E' uno spazio che si adatta a molteplici attività".
Una tematica controversa, quella della violenza sulle donne, che tu tratti con delicata comicità: da cosa è scaturita la scelta?
"Avevo quest’idea da tempo. Mi piace affrontare tematiche sociali e di rilevante importanza ma cercando sempre di evitare il clichè. Avrei potuto essere molto prevedibile, rendendo la violenza il soggetto della vicenda. Ma visto che l’argomento è tosto, ho scelto una chiave comica. In realtà quello che conta è il "no, no"; è sempre un rifiuto, qualsiasi sia l'intenzione espressa, che è poi il motto del corto. A questo, ho accostato la mia passione per il teatro dell'assurdo e, rifacendomi a Samuel Beckett nell'opera ho voluto rendere protagonista della vicenda la bocca, unendo in questo modo la sensualità di una parte del corpo molto precisa alla sintetica precisione di due semplici battute: sì e no".
E la scelta del titolo?
"Al centro del dibattito umano è sempre l'accettazione o il rifiuto di una data condizione quindi "Yes, No"
Per il futuro, hai in mente altri cortometraggi o hai progetti differenti?
"Tramite Girodivite stiamo lavorando a diversi progetti: cortometraggi, lungometraggi e video virali. Ora che i mezzi tecnici non sono più un problema come lo erano dieci anni fa, mi sento più libero di agire. Ho sempre scritto per corti e atti unici per il teatro, ma scrivere per il cinema è diverso, una sfida che mi piacerebbe. Il cinema è sempre stato il mio sogno e mi piacerebbe raggiungerlo".
Cosa ti aspetti dal Mobile Film Festival?
"Visibilità. Questo sarebbe già un ottimo riconoscimento ad un gruppo di lavoro affiatato e ben coordinato".