Il dolore dell’amico di Stefano: "Eri malato, dovevamo aiutarti"

SARONNO Un messaggio alla città per raccontare chi era veramente Stefano Rotondi, e come la tragedia dell’omicidio-suicidio possa avere avuto fra...

Il dolore dell’amico di Stefano: "Eri malato, dovevamo aiutarti"
Il dolore dell’amico di Stefano: "Eri malato, dovevamo aiutarti"

Un messaggio alla città per raccontare chi era veramente Stefano Rotondi, e come la tragedia dell’omicidio-suicidio possa avere avuto fra le cause anche la malattia che aveva colpito da tempo il cinquantenne. A parlare un saronnese amico di lunga data di Stefano, e che ha riportato il suo sfogo sul gruppo “Sei di Saronno se...“. "Scrivo questo post per ricordare un caro amico scomparso troppo prematuramente – è il suo sfogo –. E per smentire e mettere a tacere una volta per tutte le voci che circolano, le pseudo ricostruzioni e le chiacchiere inutili e false".

Il riferimento va al 54enne trovato senza vita accanto al corpo della madre lunedì mattina nel loro appartamento del rione Matteotti. La prima ricostruzione parla di una lite tra i due sabato sera, che si sarebbe conclusa con l’omicidio della madre Teresa Sartori e il suicidio del figlio. A trovare i due corpi senza vita in camera da letto la vicina di casa, che lunedì mattina non avendo loro notizie è entrata in casa avendo le chiavi.

"Stefano era una persona bravissima e di una moralità specchiata, ci siamo frequentati praticamente ogni giorno da più di trent’anni, ha sempre lavorato duramente facendo anche turni serali e occupandosi con dedizione della sua famiglia con un affetto grandissimo per suo nipotino. Purtroppo negli ultimi mesi l’aveva colpito la depressione, una malattia che genera uno stigma sociale che te ne fa vergognare e non parlare". Chiara la lettura che l’amico dà della tragedia: "La sua implosione è dovuta quindi anche alla malattia. Tutte le altre chiacchiere sono solo speculazioni fantasiose. Il rammarico che rimane a me, ai suoi amici alla sorella è di non essere riusciti a intercettare il suo dolore in tempo".

Sara Giudici