Condanna definitiva. In carcere gli spacciatori. Kojak e il Mongolese

La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso: prelevati dai carabinieri. Al momento dell’arresto furono trovati con 15 chili di droga e 330mila euro.

Solo pochi giorni fa la Cassazione aveva dichiarato inammissibile il loro ricorso: ieri i carabinieri della compagnia di Legnano hanno dunque dato esecuzione a due ordini di carcerazione per condanna definitiva nei confronti di due legnanesi, fino a qualche anno fa considerati personaggi di spicco nel mondo dello spaccio di droga.

Sono Christian Ogana, 37enne, detto Kojak, e Massimiliano Schirato, detto Il Mongolese, 51 anni, che in appello erano stati condannati rispettivamente a 7 anni di reclusione e 5 anni e dieci mesi per i reati commessi tra il 2018 e il 2019 sul territorio del Legnanese, poi portati alla luce in un’operazione dei carabinieri denominata Boxes. Uno dei due è stato arrestato ieri dopo che si era recato in caserma per assolvere all’obbligo di firma, il secondo è stato prelevato dalla sua abitazione solo poche ore dopo.

I due spacciatori vennero arrestati nel 2020 dopo un’indagine portata avanti dai carabinieri di Legnano: quando il cerchio si chiuse, i due furono trovati in possesso di ben quindici chilogrammi di sostanze stupefacenti e oltre 330mila euro in contanti. Il nome dato all’indagine, Boxes, si riferiva alle abitudini della banda di spacciatori, che erano soliti utilizzare auto di piccola cilindrata nascoste in almeno cinque garage della zona (a Villa Cortese e Legnano) per effettuare le consegne delle sostanze stupefacenti nel loro territorio di competenza.

La banda in soli due anni era riuscita a costruire rapporti con altri sodalizi criminali del territorio che si estende tra il Piemonte e la Lombardia, riuscendo poi a creare una rete di spaccio che si estendeva dalla zona del Milanese alla provincia di Varese, e poi fino a Mantova e Reggio Emilia. Caratteristica della banda era quella di attribuirsi soprannomi tratti da film (Kojak, il Mulo, il Padrino, la Commessa).

I provvedimenti cautelari emessi nel 2020 dal gip di Busto Arsizio Nicoletta Guerrero, su richiesta del sostituto procuratore di Busto Arsizio Martina Melita, portarono in tutto a quindici arresti e tre indagati (10 italiani e 8 stranieri) e al sequestro di 15 chilogrammi di cocaina: il gruppo di spacciatori poteva però muovere senza problemi carichi di 50 chilogrammi di cocaina ogni volta.