Cairate, difese spiazzate. No all’incidente probatorio

Sorpresi gli avvocati dei due giovani accusati del delitto del gioielliere: "Ci è stato chiesto di indicare gli oggetti: un paradosso, l’elenco è segreto".

Cairate, difese spiazzate. No all’incidente probatorio

Cairate, difese spiazzate. No all’incidente probatorio

La difesa di Douglas Carolo aveva chiesto alla Procura di a Busto Arsizio l’incidente probatorio – ovvero la possibilità di poter fare delle osservazioni e delle eventuali controanalisi critiche – ma il giudice per le indagini preliminari Veronica Giacoia ha respinto la domanda la settimana scorsa. Uno dei passaggi fondamentali dell’inchiesta sull’omicidio di Andrea Bossi a Cairate lo scorso 27 gennaio, e cioè la perizia dei Ris dei carabinieri di Parma sugli oggetti rinvenuti a casa del giovane la notte del delitto, fra cui chiavi e scarpe, sarà dunque resa nota solo all’atto della chiusura delle indagini. Una decisione che ha lasciato perplessi gli avvocati dei due ragazzi ora in carcere, accusati di aver ucciso il ventiseienne. "Ci è stato risposto che per avanzare la richiesta d’incidente probatorio dovevamo indicare gli “oggetti“ su cui la presentavamo – spiega Vincenzo Sparaco, legale di Carolo – ma è paradossale, visto che l’elenco degli oggetti adesso all’esame del Ris è a noi inaccessibile".

Un altro passaggio dirimente che determinerà la strada su cui si incamminerà il processo saranno le copie forensi sui contenuti dei sei telefonini sequestrati – fra cui quelli dei due imputati – che saranno rese note il tre giugno.

Carolo e Caglioni dovrebbero poi essere interrogati di nuovo dal pm Francesca Parola intorno alla metà di aprile. Con ogni probabilità il 4 Caglioni e una settimana dopo Carolo. I due ragazzi l’ultima volta che sono stati ascoltati dai magistrati si sono rimbalzati, per così dire, la responsabilità della morte di Bossi, mortalmente ferito alla gola con un coltello da cucina che non è mai più stato ritrovato, fornendo due versioni contrastanti di quel che sarebbe accaduto quel venerdì notte nell’appartamento di via Mascheroni. E c’è poi un altro tassello del mosaico rappresentato dall’autopsia, già depositata, che a rigor di logica non è un atto secretato ma che i legali attendono ancora di poter esaminare.

Tutti pezzi di un puzzle ancora indefinito sotto molti aspetti. Un’indagine che pochi giorni dopo l’omicidio tutti avevano capito che sarebbe stata delicata, complessa e molto lunga. E a due mesi di distanza quella previsione non è stata smentita.