Artificieri in azione sui binari. Missione ok: bomba brillata

Sgomberate 214 famiglie per rimuovere l’ordigno d’aereo della Seconda guerra dal cantiere Tav

Artificieri in azione sui binari. Missione ok: bomba brillata

Artificieri in azione sui binari. Missione ok: bomba brillata

Missione compiuta. La bomba d’aereo risalente alla Seconda guerra mondiale rinvenuta lo scorso 13 dicembre nel cantiere Tav allo scalo ferroviario tra via Dalmazia, via Orzinuovi e i binari della Milano-Venezia, ieri ha tolto il disturbo. Il programma di rimozione e brillamento, studiato nei dettagli, è riuscito. Per essere portato a termine in sicurezza cinquecento persone hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni per l’intera mattinata. Protagonisti dell’operazione, gli artificieri del X Reggimento Genio Guastatori di Cremona, agli ordini del colonnello Vincenzo Criscuolo, che alle 14 hanno fatto esplodere l’ordigno in una cava di Ghedi. Il piano ha richiesto la mobilitazione di un numero ingente di forze dell’ordine e di una settantina di volontari della procivil. Residuato bellico statunitense, la bomba era un gigante di 500 libbre ripieno di 150 chili di tritolo. Un ordigno simile, ma non identico, a quello trovato a metà settembre a quindici metri di distanza, però di marchio inglese, fatto brillare il 22 ottobre. Il secondo “bomba day” ieri è iniziato alle 8,30. A coordinarlo, la prefettura, che in via Orzinuovi, presso il complesso Redona, aveva installato un centro controllo. I residenti tra i quartieri Chiesanuova e Primo Maggio, 214 famiglie, sono stati sgomberati. Chi non sapeva dove recarsi, ha trovato ospitalità al centro accoglienza in via Presolana 38, allestito per l’occasione (ma in pochi, come le volte precedenti, ne hanno usufruito). Si è atteso il transito di un ultimo treno alle 8.56, poi è stata staccata la corrente elettrica e la circolazione ferroviaria è stata sospesa, così come il traffico veicolare e pedonale nel quadrilatero interessato dalle operazioni bloccato. Quindi è stata la volta del despolettamento, la fase più delicata. Se per la bomba inglese era bastato togliere l’unica spoletta presente, stavolta i due congegni di attivazione sono stati estratti e fatti brillare sul posto. Attorno gli è stato costruito un muro di contenimento. Il “bestione” infine ha raggiunto Ghedi su un autocarro dell’Esercito. Interrato a cinque metri di profondità, è stato fatto saltare. A mezzogiorno i cinquecento sgomberati sono rientrati a casa propria.