Accoltellato da due carabinieri fuori servizio nei boschi di Castiglione Olona, i militari: “Ci siamo solo difesi”

I due militari di 28 e 32 anni sono accusati di tentato omicidio. Non hanno spiegato perché fossero nella zona dell’accoltellamento fuori servizio e senza alcun ordine da eseguire

Uno dei molti bivacchi usati dagli spacciatori nei boschi di Castiglione Olona

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“Ci siamo difesi”. È questa, in estrema sintesi, la difesa dei due carabinieri di 28 e 32 anni arrestati il 7 luglio con l’accusa di aver accoltellato diverse volte un presunto spacciatore di origine straniera nei cosiddetti “boschi della droga” di Castiglione Olona, in provincia di Varese, nella notte tra sabato e domenica, mentre erano fuori servizio. I due militari sono stati arrestati e portati in carcere: risultano indagati per tentato omicidio.

La difesa dei militari

Davanti al giudice per le indagini preliminari, nel corso dell’udienza che ha convalidato il fermo, uno dei due si è avvalso della facoltà di non rispondere, mentre l’altro ha detto che la vittima avrebbe aggredito uno dei militari e che il collega sarebbe intervenuto per difenderlo. Sul corpo dell’uomo, che è ricoverato in condizioni critiche all’ospedale di Varese, sono state trovate numerose ferite d’arma da taglio.

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“Il mio assistito ha chiarito la dinamica dei fatti, in modo preciso”, ha detto l’avvocato Bruno Stefanetti, difensore del carabiniere che sarebbe stato aggredito. L’altro carabiniere, assistito dall’avvocato Fabio Fiore, sarebbe invece intervenuto in difesa del collega. Il coltello usato per ferire il presunto pusher è stato sequestrato.

Resta da spiegare perché i due militari, fuori servizio e senza alcun ordine da eseguire, si trovassero di notte in una zona frequentata da spacciatori. Entrambi, nel frattempo, sono stati sospesi dal servizio.

I boschi della droga

La zona dei boschi di Castiglione Olone è una nota piazza di spaccio di sostanze stupefacenti. È popolata da bande armate, in buona parte composte da stranieri, che in passato si sono resi responsabili di violenze, torture e omicidi. Le forze dell’ordine eseguono periodicamente grosse retate nell’area e numerosi arresti, ma finora non sono riuscite a debellare il traffico di droga.

Nella zona, l’attività di spaccio è organizzata ben rodata: i pusher organizzano bivacchi nel fitto della boscaglia, con tanto di sentinelle pronte ad avvertire dell’arrivo delle forze dell’ordine, ricevono le ordinazioni per telefono e consegnano lo stupefacente al cliente al limitare della boscaglia.