Matteo Rizzo e l’Europeo. "La medaglia di bronzo?. Fatico ancora a crederci»

Il 25enne di Sesto San Giovanni è stato operato all’anca a fine gennaio "Sto bene e torno a metà marzo, darò tutto per essere a Milano-Cortina".

Matteo Rizzo danza sul ghiaccio in cerca dell’armonia e della perfezione. Una pista diversa da quella dove corre la Rossa, la Ferrari di cui si dice il fan numero 1. Se dai motori arrivano gioie e dolori, dal pattinaggio c’è felicità, come quella provata dopo un bronzo agguantato agli Europei prima di una operazione all’anca.

Come sta dopo l’operazione? "Sto bene, l’operazione è andata. Indicativamente il ritorno in pista è fissato per la prima metà di marzo. Nel nostro sport è fondamentale la continuità nell’allenamento: è uno sport che si sposa con le sensazioni perché usiamo un elemento esterno che è il ghiaccio. Più stai lontano, più è complicato. Prima degli Europei sono stato fermo per capire quale fosse la problematica a livello fisico e ho avuto poco tempo per allenarmi. Ce l’ho fatta grazie all’unione del team e della mia famiglia che hanno aiutato a concentrarmi e a prendere la medaglia di bronzo che ha un valore immenso".

È la medaglia più bella?

"Sì, mi sembra quasi impossibile: a un mese dalla gara ero fermo, non potevo allenarmi. Sono tornato in pista con sole tre settimane di lavoro, impensabile per il nostro sport. Tutto quello che è arrivato è stato incredibile, il lunedì dopo la gara ero in sala operatoria".

L’ha aiutata l’aspetto mentale?

"È indispensabile avere la preparazione mentale e quella fisica. Ha giocato tanto e devo molto al team, abbiamo fatto un lavoro unico".

Ha danzato su Fix You dei Coldplay…

"A inizio anno non c’era una motivazione come può averla assunta nel corso della stagione. Scegliamo le musiche perché trasmettono emozioni. Poi le situazioni cambiano. Fix You rimarrà uno dei programmi che più mi ha segnato, mi ha accompagnato in una stagione molto particolare e a risultati ricorderò".

Sinner ha ringraziato i genitori per la libertà di scelta, lei viene da una famiglia di pattinatori…

"Entrambi i miei genitori sono insegnanti di patinaggio: mio papà fa parte del mio team e un’influenza c’è stata. È stato bello vedere Jannik parlare così dei genitori. Ho provato tantissimi sport, ho fatto per più di otto anni nuoto. Ho fatto la scelta di dedicarmi al pattinaggio, i miei sono dei punti di riferimento ma mi hanno lasciato libertà. Mi sostengono sempre".

Ora punta a Milano Cortina?

"È bellissimo avere l’Olimpiade in casa, penso sia il massimo dell’ambizione, darò tutto per esserci. Ho fatto l’operazione per riuscire ad andare avanti e fare sport. Pensare di poter gareggiare a Milano, a casa, è fuori da ogni immaginazione".

Cos’è per lei il pattinaggio?

"Difficile da definire, però nell’ultimo anno ho cambiato molto la prospettiva. Una parola che mi viene in mente è felicità, perché non mi sono mai sentito così felice di pattinare come nell’ultimo anno. E anche dopo l’operazione non sono mai stato meglio".

Cosa insegnano le cadute?

"A rialzarsi. Dopo un momento buio ci deve essere sempre un momento di luce, bisogna sfruttarlo ed essere capaci di vederlo. La cosa più importante è cercare di capire perché sia successo e che puoi ripartire. Lavoro con una psicologa sportiva, prima avevo un mental coach. A ridosso degli Europei il chirurgo mi ha detto: “Non dico che devi smettere di pattinare, ma se non ti operi sì“. Avere uno psicologo è stato fondamentale".