Da sinistra, Francesca Vecchioni, presidente di Diversity, Diego Passoni e Marina Cuollo
Da sinistra, Francesca Vecchioni, presidente di Diversity, Diego Passoni e Marina Cuollo

Osservando, dal palco, il pubblico presente ai Diversity Media Awards, si era davanti a un'Italia che vediamo raramente. Le persone sedute al Teatro Franco Parenti di Milano erano lo specchio di un Paese inclusivo, aperto, diverso, ricco di tutte sfaccettatura che può assumere il corpo e l'animo umano: ognuno unico e imperfetto a modo suo. I riconoscimenti assegnati dalla no profit Diversity hanno premiato i personaggi e i contenuti mediali che si sono distinti per una rappresentazione valorizzante ed inclusiva delle persone per genere e identità di genere, orientamento sessuale ed affettivo, etnia, età e generazioni, disabilità.

Il messaggio è chiaro: il momento della rivoluzione è qui e adesso. L'ideale è uno: dare a tutti il diritto di essere liberamente sé stessi. La premessa è sotto gli occhi di chiunque: nel mondo e nel Paese permangono enormi discriminazioni, soprattutto nell'universo dei media. Nel 2020, l'anno monopolizzato dal Covid, la copertura mediatica dedicata a genere e identità di genere, generazioni, etnia, (dis)abilità e orientamento sessuale ha riguardato appena il 13 per cento delle notizie. La disabilità appena l'1 per cento (eppure più del 5 per cento degli italiani è disabile). Rispetto al 2019, l’incidenza delle cinque diversity nell’agenda dei TG italiani (42.953 notizie) ha subito un calo complessivo di 6 punti percentuali.

«Sono millenni che l’arma dell’invisibilità si rivela lo strumento più efficace per mantenere il potere», ha detto Francesca Vecchioni, presidente di Diversity. «Con cura chirurgica sono state di fatto cancellate intere fette di umanità, per ragioni etniche o per escludere chi non è ritenuto conforme, per l’orientamento sessuale, l’età, la disabilità, il genere e l’identità di genere. Non possiamo permettere che accada di nuovo. Non possiamo cancellare le persone che invece dovremmo tutelare. Perché è certo: le persone nel buio spariscono, ma non smettono di esistere. Per tutto questo i DMA sono importanti: perché là dove c’è chi vuole mantenere il buio, accendono la luce».

Le categorie dei DMA hanno premiato le pratiche inclusive in ogni ramo dei media: programmi tv e radio, film, serie tv italiane e straniere, prodotti digitali, servizi e articoli giornalistici, creator, campagne pubblicitarie e serie per bambini. E infine, hanno eletto anche il personaggio dell'anno: i Ferragnez. La coppia Chiara Ferragni e Fedez si è battuta in favore del disegno di legge Zan contro l'omofobia e promuove da anni la tutela della diversità sui social media.

Ma chi sono gli altri vincitori? Partiamo dal mondo dell'intrattenimento. Miglior film è Ferro, il documentario di Amazon Prime su Tiziano Ferro, che in video alla premiazione ha detto che è oggi è più che mai necessario «non abbassare i toni, vogliamo i diritti e dobbiamo prenderli. Il momento giusto è arrivato». Come miglior serie straniera ha vinto Sex Education, di Netflix, la casa di produzione che ad oggi conta il maggior numero di prodotti inclusivi, basti pensare che conta più di 200 persone LGBTQI+ nei vari cast.

Il premio per miglior serie tv italiana è andato a Skam Italia, che tratta della vita giornaliera di alcuni studenti di un liceo di Roma, affrontando tematiche sociali tipiche dell'adolescenza. A ritirare il premio c'era Beatrice Bruschi, giovanissima attrice parte del cast: «Io ho tantissima speranza nei giovani – ha detto – e loro vogliono più serie come la nostra. C'è un cambiamento in atto, un'evoluzione, e spero che andremo sempre più su quella strada». Come miglior serie per bambini è stata premiata Elena, diventerà presidente, prodotta da Disney+, mentre come miglior campagna pubblicitaria Goodbye Sterotypes, Hello Zerotypes di Zalando.

Miglior creator dell'anno è Francesco Cicconetti, un ragazzo transessuali che da anni racconta la sua transizione e che ha voluto dedicare il premio a sua madre: «Mi ha sempre sostenuto, in ogni fase, anche se a volte poteva non capire tutto fino in fondo». D'altronde, ha detto ai nostri microfoni, «neanch'io riesco a capire il vissuto di tutte le persone e non mi aspetto che tutte le persone capiscano il mio. Quindi è importante avere un dialogo continuo e onesto: rimaniamo sempre curiosi».

Come miglior prodotto digitale vince Revenge Porn e narrazioni problematiche, di Carlotta Vagnoli: «La violenza di genere – ci dice – nasce da narrazioni culturali: dobbiamo cambiare il modo di pensare. Non dobbiamo dire alle nostre figlie di non mettere le gonne o non bere alle feste, ma insegnare ai nostri figli a non stuprare».

Nelle categorie dell'informazione la trasmissione Cartabianca, di Bianca Berlinguer, è stato eletto miglior programma tv. La giornalista, in video diretta, ha ricordato Marcella Di Folco, attrice, attivista e politica italiana transessuale che per decessi si batté per una società più inclusiva. Come miglior programma radio ha vinto La versione delle due, il programma di Radio2 condotto da Andrea Delogu e Silvia Boschero. «Questi argomenti – dice Delogu – non sono tabù. Si parla, si dà per scontato. Il fatto di tremare per doverlo dire è già un problema. Si pensa che sia qualcosa di sbagliato, ma non lo è».

I Diversity Media Awards non tremano e mettono al centro del dibattito tutte quelle categorie che si stanno conquistando io proprio spazio in un mondo che ancora troppo spesso, quando non le discrimina, le ignora.