Livigno, 25 agosto 2017 -  Non si farà l'impianto di risalita, con annesse nuove piste da sci immerse nel regno delle pernici bianche del Sito di Interesse Comunitario "Vallaccia - Pizzo Filone". Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, con sentenza definitiva pervenuta ieri, giovedì 24 agosto, a Legambiente. A sventolare resterà solo la bandiera nera che la Carovana delle Alpi di Legambiente aveva attribuito quest'anno al piccolo Tibet per il progetto, per il quale già tre anni fa si erano mosse le ruspe subito stoppate dagli agenti forestali su disposizione della Procura di Sondrio. Ora tocca al comune dare attuazione alla sentenza, imponendo la demolizione delle opere realizzate.

Legambiente esulta per il risultato, reso possibile dalla perizia e dal lavoro degli avvocati Francesco Borasi e Corrado Carrubba a cui si deve la stesura del ricorso e delle innumerevoli memorie integrative: tesi contro cui a nulla è valso l'appello della società degli impianti livignaschi, la Mottolino, che si era rivolta al Consiglio di Stato dopo la precedente sentenza (luglio 2016) con cui il TAR Lombardia aveva sancito l'illegittimità del provvedimento assunto niente meno che dal Presidente del Consiglio dei Ministri il quale, con decreto risalente al settembre 2014, si era attivato in soccorso degli amministratori e dei politici del collegio valtellinese per autorizzare un progetto su cui gravavano i pareri negativi della Soprintendenza e i giudizi di incompatibilità con le norme di tutela resi dagli uffici della Provincia di Sondrio e dello stesso comune di Livigno. La suprema corte si è infatti espressa in modo netto ed inequivocabile: le eccezioni opposte dagli uffici competenti in materia di tutela paesaggistica, urbanistica e ambientale erano indiscutibilmente fondate su valutazioni coerenti con le norme di legge, a cui tutti i decisori politici, incluso il Presidente del Consiglio, devono attenersi nel rilasciare autorizzazioni. Ed ha così convalidato la sentenza del TAR e inflitto agli appellanti la condanna al pagamento delle spese legali, dando ragione anche al locale gruppo di minoranza, Progetto Livigno, che fin dall'inizio aveva segnalato l'illegittimità della procedura adottata

"Questa sentenza ci rende doppiamente felici - dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia - come ambientalisti, perchè viene sancita l'intangibilità del prezioso contesto ambientale e paesaggistico di praterie d'alta quota della Vallaccia, e come cittadini di un Paese, l'Italia, in cui troppo spesso ottime leggi vengono manomesse da quegli stessi amministratori che dovrebbero esserne garanti, nell'interesse collettivo. Il TAR prima e il Consiglio di Stato poi hanno scolpito due sentenze memorabili e destinate a costituire un precedente in tante controversie in cui, per eludere vincoli paesaggistici e norme ambientali, i politici locali e regionali si appellano a poteri superiori, anzichè adeguarsi alle leggi come dovrebbe fare ogni cittadino".
La vicenda è quella di un nuovo collegamento per una seggiovia esaposto con relativo ampliamento dell'area sciabile e nuovi parcheggi a Trepalle, da realizzare in sostituzione del vecchio impianto Monte della Neve - Mottolino. La tesi degli appellanti, accolta dal Decreto del Consiglio dei Ministri, era che le norme di tutela non dovessero applicarsi, trattandosi di una sostituzione di impianto esistente e non di nuovo impianto: una tesi che invece è stata respinta come 'irragionevole' dai giudici, che hanno potuto constatare come il nuovo impianto invece prevedesse la stazione di partenza a ben 2,5 km di distanza da quella originaria, addentrandosi in questo modo in profondità nel sito di interesse comunitario sui cui versanti protetti poi si sarebbe dovuto dispiegare il ventaglio di nuove piste per lo sci.

Alla valutazione di Legambiente non sfugge però un elemento di preoccupazione. "Siamo consapevoli che, rispetto ad un vivace contenzioso come questo, vi sono moltissime altre vicende non meno gravi che passano sotto silenzio, spesso nemmeno segnalate dai cittadini se non a cose fatte - dichiara Sergio Cannavò, responsabile del Centro di Azione Giuridica di Legambiente Lombardia - alle associazioni come Legambiente è riconosciuta la facoltà di agire a tutela dell'ambiente anche nelle sedi giudiziarie, ma riscontriamo crescenti difficoltà a svolgere questa funzione di difesa civica: la complessità e i costi burocratici dell'azione legale rappresentano scogli sempre più difficili. Confidiamo che la felice conclusione della vicenda fornisca anche un impulso alla fiducia dei cittadini nei confronti della legalità, e una motivazione ad organizzarsi per tutelare l'ambiente, nonché uno stimolo al nostro legislatore perché renda effettivo il diritto di associazioni e cittadini di accedere alla giustizia per tutelare il territorio e gli ecosistemi".