Monumento in ferro. Quei 45 giorni che salvarono il ponte della Becca

Pavia è la struttura più grande al mondo dopo la Tour Eiffel. Il 17 marzo 2011 cedette alla piena del Po. Una gara a sostenerlo.

Monumento in ferro. Quei 45 giorni che salvarono il ponte della Becca

Monumento in ferro. Quei 45 giorni che salvarono il ponte della Becca

È la struttura in ferro più grande al mondo dopo la Tour Eiffel. Il ponte della Becca è un monumento bombardato durante la seconda guerra mondiale e ricostruito. Un "vecchio signore" inaugurato in pompa magna del re Vittorio III nel 1912 che Regione Lombardia ha inserito nel catalogo dei beni culturali. Ma quel pezzo di storia lungo poco più di un chilometro che collega il Pavese con l’Oltrepò e viene sempre ripreso da tutti i canali televisivi quando i livelli dei fiumi si alzano, abbiamo rischiato di perderlo. Era la mattina del 17 marzo 2011. Il 17 marzo, lo stesso giorno del crollo della torre civica a Pavia, quando la piena del grande fiume ha spazzato via la pila 9 senza lasciarne neppure le macerie. Prima della tragedia del ponte Morandi, abbiamo rischiato d’avere quella del ponte della Becca.

"Tecnicamente è caduto – racconta Carlo Sacchi nel 2011 direttore generale della Provincia di Pavia, che ora scritto il volume "I 45 giorni che hanno salvato il ponte della Becca" –, fortunatamente è stato compiuto un salvataggio altrimenti non ci sarebbe più". Ripercorrendo quei giorni drammatici, Sacchi ha ricostruito il reale svolgimento dei fatti, le ragioni che li hanno determinati, gli atti che li hanno sostenuti, mostrando come una combinazione, per diversi aspetti casuale e fortunata, per altri voluta e meritoria, di persone, soggetti pubblici e privati, competenze e disponibilità abbia consentito di portare a compimento un intervento di salvataggio e messa in sicurezza straordinario per tempi e qualità.

"All’epoca sul ponte transitavano i tir – aggiunge Sacchi –, se il cedimento si fosse verificato in un’ora di punta, quando il collegamento è sottoposto a una pressione enorme, sarebbero caduti 300 metri del ponte e sarebbe stato un disastro. Se non fosse stato sostenuto dalle due pile temporanee, appositamente costruite in soli 45 giorni e su cui ancora poggia, che gli hanno consentito di proseguire la sua lunga vita e di continuare a fornire un servizio essenziale per il territorio, adesso ci troveremmo a raccontare una storia diversa".

In occasione del 13° anniversario dell’evento, alle 18,30 di mercoledì 20 marzo al collegio Borromeo, il volume sarà presentato in un dialogo tra Carlo Sacchi e il progettista e direttore dei lavori Gian Michele Calvi con partecipazione dello scrittore Giorgio Boatti e Renata Crotti, docente di storia medievale dell’ateneo pavese. "Non vuole essere un’autocelebrazione – fa notare Sacchi –, ma solo un modo per non perdere la memoria. Anche all’epoca si è pensato più ai problemi economici che la chiusura comportava, ai disagi, ma non si è guardato a quello che sarebbe potuto succedere quando la piena del Po ha spazzato via la pila numero 9. Persino il 16 settembre 2012, nel momento in cui la Provincia di Pavia ha celebrato il centenario del ponte della Becca è stato rievocato quanto era accaduto poco più di un anno prima"