"Macara minga" ovvero non piangere

Un anziano pensionato si lamenta di non avere carte buone durante una partita a carte. Un altro giocatore gli consiglia di smettere di lamentarsi e imparare a giocare. L'anziano reagisce violentemente e se ne va. Si riflette sul significato delle parole "macarà" e "muchela".

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Macarà “Macara minga“ ovvero non piangere. L’altro pomeriggio al circolo degli anziani il Cesarino, pensionato già in là cogli anni, impegnato in una assai combattuta partita alle carte, continuava a lamentarsi perché, secondo lui, non gli capitavano mai carte buone. Mentre la coppia rivale, sempre secondo il suo parere, era continuamente servita di buone carte. A un certo punto, stanco di ascoltare tutti questi lamenti del Cesarino, è intervenuto Carletto, uno dei due della coppia rivale, che gli ha gridato: "Ma muchela, Cesarin, de segutà a caragnà, cerca de imparà a giugà". La reazione del “Cesarin“ è stata violenta. Urlando una sequenza di epiteti impossibili da riferire contro Carletto, ha buttato le carte sul tavolo, si è alzato

e se n’è andato continuando a imprecare. Evidentemente l’offesa era stata grande. In altre parole Carletto gli aveva detto di smetterla (muchela) di continuare a lamentarsi, piangere (macarà). Queste però erano state offese lievi, quella per la quale “el Casarin“ deve essersi sentito pesantemente vilipeso era stata l’accusa di non essere capace di giocare. Su qui termini “muchela“ e “macarà“ vale la pena però farci su qualche riflessione e dare qualche spiegazione. “El macara“ era verbo usato dal dialetto per indicare uno che piange. È un termine un tempo molto adoperato ed anche ora in qualche modo in uso. Da dove viene? Vi sono correnti pensiero diverse. Secondo Gianfranco Scotti, grande esperto del dialetto lombardo, uno dei pochi studiosi che vanno a cercare le origini delle parole, l’etimo di “macarà“ starebbe nel greco “makaria“ che significava appunto piangere. Però secondo alcuni viene dall’arabo “mah-rum“, con lo stesso significato. Per “muchela“ le origini sono assai oscure e incerte. Per qualcuno discenderebbe da “mozzare“, ovvero tagliare di netto. Però da “mozzare“ a “mucala“ c’è una bella differenza. Secondo alcuni studiosi l’origine di “muchela“ sarebbe onomatopeica: un versaccio con la bocca per interrompere il parlare di un interlocutore.

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