Padre Hilario Boma
Padre Hilario Boma

Lanzada, 27 luglio 2018 - Lanzada ricorderà sempre con affetto padre Hilario (Hillary) Boma. Appena scomparso, il sacerdote sudanese di 77 anni era dovuto fuggire dal suo Paese perché perseguitato. Vicario episcopale a Khartoum in Sudan, alla fine degli anni 90 era stato arrestato, torturato e aveva rischiato la crocifissione, perché sospettato di complotto contro il regime. «Grazie a Papa Giovanni Paolo II e l’associazione Amnesty International, padre Boma, insieme a un suo confratello, Lino Sabit, era stato liberato – racconta Giorgio Nana –. Dall’Africa era finito in Germania e, da lì, in Valtellina, dove aveva un nipote medico».

Nonostante le sue condizioni di salute precarie, aggravate dalla prigionia, non si era sottratto alla richiesta di Nana di dire Messa in Valmalenco, anzi. «Al posto che qualche giorno era rimasto alcuni anni con noi, nel Comprensorio, quando il nostro parroco era don Claudio Rossatti», prosegue. Abitava sopra l’asilo, in un due locali. «Diceva che stava come un Papa», aggiunge. Come dargli torto: purché piccolo, il suo alloggio era una reggia se confrontato con il villaggio di capanne dal quale proveniva o, peggio, con l’esperienza della prigione. I malenchi si erano affezionati a lui, «gli volevano bene». «Tutti i giorni gli portavano il latte fresco», conclude Nana, ricordandolo con amicizia. Amava passeggiare e visitare il mercato. Si è fermato nel comprensorio fino a quando, per ragioni di salute, ha dovuto trasferirsi a Sondrio, città che non ha più lasciato. Il funerale sarà domattina, alle 10, nella parrocchiale di Lanzada