Castione, l’incendio doloso del capannone e il giallo della polizza assicurativa

Subito dopo il rogo l’imprenditore rivela di avere aumentato i massimali. In realtà i carabinieri scoprono che non c’era un precedente contratto, ma uno “ex novo”

Andrea Taurino, nel riquadro, e il capannone andato distrutto
Andrea Taurino, nel riquadro, e il capannone andato distrutto

Sondrio, 17 ottobre 2023 –  È incessante il lavoro degli investigatori del maggiore Nicola Leone, comandante la Compagnia carabinieri di Sondrio, per dare un volto e un nome al mandante del rogo doloso che, lo scorso 16 settembre, ha distrutto il capannone di Castione di proprietà di un ex imprenditore edile di Chiesa in Valmalenco (che abbiamo ascoltato) e da un paio d’anni dato in affitto all’imprenditore Andrea Taurino , titolare della Work Safety Spa con sede nel capoluogo valtellinese.

Gli esecutori materiali, in possesso delle chiavi del cancello - due pregiudicati residenti a Milano - e il presunto complice, infatti, sono stati individuati e arrestati a tempo di record dai militari dell’Arma: ora, all’appello, manca il mandante e si deve fare luce sul movente. La sera dell’incendio, sul luogo del magazzino in fiamme, intervenne lo stesso Taurino il quale presentò denuncia orale agli uomini in divisa delle “gazzelle” giunte sul posto con i Vigili del fuoco impegnati poi, questi ultimi, per parecchie ore nell’opera di spegnimento. E nella denuncia affermò che le "chiavi della struttura erano in possesso di più dipendenti e, tra questi, anche ex dipendenti, e di avere avuto problemi legati a una causa civile con due di questi". Ne rivelò l’identità. L’imprenditore, tramite il suo legale Francesco Romualdi ha sempre ribadito di essere "vittima nella vicenda del rogo", ancora prima di finire - pochi giorni fa - all’obbligo di dimora per una recente indagine per una presunta truffa di oltre 100mila euro che avrebbe commesso con una consigliera del Comune di Benevento ai danni di un’impresa della Germania (indagine della Squadra Mobile di Sondrio). Inoltre, quella sera stessa disse ai carabinieri di "riservarsi di fornire ulteriori notizie in merito alle cause giudiziarie in corso con alcuni fornitori". Poi Taurino rese noto che l’azienda in fiamme era "assicurata contro l’evento", precisando altresì "di "avere elevato, il 15 luglio, i massimali relativi alla polizza assicurativa. Più precisamente, da 500mila a 3 milioni".

In effetti, dall’esame della polizza assicurativa stipulata il 14 luglio 2023 con decorrenza dal giorno successivo all’agenzia "Vittoria Assicurazioni" risulta che in caso di incendio, dal 14 luglio, è stato quantificato un indennizzo di 3 milioni per le sole merci custodite all’interno del capannone e di 720mila euro per il fabbricato. Gli investigatori, a questo punto, chiedono conferme all’assicuratore (del tutto estraneo all’inchiesta) sull’aumento del premio assicurativo, da metà luglio, dichiarato dall’imprenditore. E la risposta del responsabile dell’Agenzia assicurativa arriva subito, con una mail, il 21 settembre ai computer del Comando provinciale guidato dal colonnello Marco Piras: quella citata sarebbe l’unica polizza sottoscritta nell’agenzia “Vittoria“ relativa alla Work Safety e quindi frutto di una stipula “ex novo”.