Tamponi per il Coronavirus
Tamponi per il Coronavirus

Sondrio, 26 marzo 2020 - Gianfranco Cucchi è stato per molti anni uno dei punti di riferimento della cardiologia a Sondrio e provincia, un medico assai stimato dalla popolazione. In pensione dal settore pubblico ormai da un paio di anni, Cucchi fa un accorato appello per riuscire a contenere e a sconfiggere la pandemia di coronavirus. La soluzione, per Cucchi, è una: tamponi a tappeto. «In questa pandemia in Lombardia sono state fatte le diagnosi solo in un numero limitato di casi, in pazienti con febbre e dispnea e cioè nelle persone che verosimilmente avevano sintomi che potevano fare sospettare la presenza di una polmonite. Sono state eseguite le diagnosi nei casi complicati, più seri, che necessitano d’ospedalizzazione e nelle situazioni più gravi di assistenza respiratoria con intubazione, che in letteratura scientifica costituiscono circa l’85 % dei contagiati dal virus. Tutti gli altri ammalati con sintomi come la febbre persistente sono stati tenuti al proprio domicilio, a contatto spesso telefonico con il medico di medicina generale. Molte volte con famigliari anch’essi con febbre persistente. Questo spiega la letalità elevata nella nostra Regione che ha superato il 10%. Letalità elevata ad esempio rispetto alla Cina (2,5%) e Corea del Sud (1%) ma anche al Veneto e ad altre nazioni». L’Oms chiede alcune misure. «Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’effettuazione della diagnosi di contagio Covid-19 prevede che l’esame diagnostico debba essere eseguito sui pazienti sintomatici, quindi solo con febbre senza necessariamente tosse e/o dispnea, e su coloro che hanno avuto un contatto stretto con coloro che sono risultati contagiati». 

Cosa s’intende per contatti stretti? «Con persone che vivono nella stessa casa, con chi si ha salutato con una stretta di mano, con chi si ha un contatto diretto, faccia a faccia, a una distanza minore di 2 metri per oltre 15 minuti o con il personale sanitario. Diagnosticare questo iceberg di contagiati non ha solo un valore statistico-epidemiologico, perché così si ridurrebbe certamente il tasso di letalità, ma ha un valore prettamente clinico, di prevenzione e di riduzione dell’epidemia perché questo virus è molto contagioso, tre volte quello dell’influenza». 

C’è poi una questione etica. «Credo sia giusto che un ammalato, a casa da dieci giorni con la febbre e a volte con affanno, debba conoscere se è stato contagiato dal coronavirus. Certamente in questo mese di emergenza il sistema sanitario lombardo ha prodotto uno sforzo immane ed encomiabile per la cura degli ammalati più gravi con, a volte, armi insufficienti in termini di protezione individuale, e di un numero elevato di ammalati negli operatori sanitari. Oggi i maggiori esperti, come i prof Ricciardi e Galli, concordano con la richiesta di eseguire un maggiore numero di tamponi e quindi di diagnosi nei sintomatici apparentemente non gravi, ad esempio con solo febbre a domicilio, in coloro che hanno avuto un contatto stretto con i positivi, e in tutti gli operatori sanitari secondo le linee guida dell’Oms.

Questo intervento non è più differibile. Solo così si potranno veramente isolare coloro che possono contagiare e diffondere la malattia e ridurre i casi negli ospedali. Non per niente l’ospedale di Alzano Lombardo, in Val Seriana e i comuni limitrofi, è stato un potente focolaio epidemico sul quale non si è intervenuti tempestivamente con misure restrittive come si è fatto nel lodigiano. Il nostro sistema sanitario nazionale si basa su tre principi cardine che vanno applicati anche e soprattutto in questa emergenza sanitaria : la prevenzione, prevenire la diffusione del contagio, la diagnosi, accertare i soggetti infetti, e la cura con l’isolamento domiciliare e nei casi più gravi l’ospedalizzazione».