AL LAVORO Davide Gregorini

Castello dell'acqua (Sondrio), 11 maggio 2018 - Se la quiete del raffinato paesano viene interrotta dal campanaccio delle mucche, allora scatta la segnalazione. Già, proprio così. Accade in Valtellina, ed è quasi da non credere. Accade fra prati verdeggianti e montagne dove certe melodie dovrebbero invece rappresentare un valore aggiunto, essere accolte e non combattute. Eppure ieri pomeriggio il citofono di una casa è stato suonato con vigore a Castello Dell’acqua, a circa una decina di chilometri da Sondrio sul versante orobico, dove nell’aria in primavera come tradizione vuole risuonano muggiti e campanacci, quelli appesi al collo delle mucche che normalmente pascolano nei prati prima di salire in quota nei maggenghi.

Aa aprire la porta con un sussulto è un allevatore di 27 anni, Davide Gregorini, che alla passione allevatori ha sacrificato tutto. Uno di quei giovani eroi moderni che meritevolmente hanno puntato sull’alpeggio, sfidando la dura legge del mercato. Il ragazzo, stupito, si vede piombare in casa le forze dell’ordine. Gli uomini dell’Arma spiegano che i campanacci delle sue mucche (una quindicina di capi presenti in un prato in affitto a pochi metri dalla sua abitazione, in contrada Le Otte) danno particolarmente fastidio a sconosciute orecchie. Orecchie evidentemente troppo sensibili ai rumori della vita di montagna. All’allevatore vengono prospettate due soluzioni: o togliere immediatamente i campanacci dal collo delle mucche, oppure coprirli con della carta, per evitare che facciano rumore.

In alternativa, alla segnalazione di ieri potrebbe seguire la denuncia. Qualcuno infatti si è sentito infastidito a tal punto da chiamare i carabinieri per far chiedere al giovane «di non disturbare più». Davide Gregorini tuttavia è irremovibile. «Sono pronto ad andare in tribunale», ha detto dopo aver ricevuto la visita. E in ogni caso i campanacci alle sue mucche non li leva per nulla al mondo. «Mai accaduta una cosa simile! Sono scioccato e offeso!», esclama Gregorini. Che aggiunge: «Le mucche restano nel prato per due soli giorni, poi ci spostiamo in altri prati. Mi sembra assurdo. I campanacci sono indispensabili perché è proprio grazie al suono che noi riusciamo a rintracciare gli animali che lasciano la mandria. Non ho alcuna intenzione di toglierli. Che mi denuncino pure! Se necessario andrò a processo. La carta sulle campane? Non mi viene neanche in mente di metterla! Ma non lo sanno loro che poi le mucche se la mangiano». L’impressione è che la guerra dei campanacci sia appena iniziata. E che se ne sentiranno delle belle.