Il luogo del tentato omicidio a Berbenno
Il luogo del tentato omicidio a Berbenno

Berbenno, 28 giugno 2019 -  «Sono sgomento e voglio limitarmi ad esprimere lo sgomento dell’intera popolazione di Berbenno che rappresento nel mio ruolo istituzionale. La speranza mia e dei miei compaesani è che la donna, che ora mi dicono essere ricoverata in ospedale a Sondrio in prognosi riservata, ma fortunatamente non in pericolo di vita, possa riprendersi al più presto». Sono le poche parole del sindaco, Valerio Fumasoni, sul grave fatto di sangue dell’altra sera che ha scosso l’intera comunità.

L’avvocato Riccardo Tarotelli, 41 anni, nel corso di una lite con la compagna convivente Jessica Maurovich, 29 anni, originaria di Trieste, che aveva ribadito l’intenzione di lasciarlo, ha impugnato la sua pistola Smith&Wesson, regolarmente detenuta, e ha fatto fuoco contro la donna. Due i colpi esplosi dalla P38. I proiettili, secondo le poche notizie filtrate, hanno colpito la 29enne al collo e al petto. Alcuni vicini di casa della coppia, la cui relazione da qualche tempo sarebbe stata in crisi, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, hanno udito nitidamente gli spari preceduti dalle urla della violenta lite e alle 22 hanno dato l’allarme ai carabinieri, intuendo che qualcosa di serio potesse essere successo in quella casa in sasso e legno, ristrutturata, dove adesso i nastri bianchi e rossi delimitano l’area sotto sequestro. Dalla centrale di Sondrio è stata subito dirottata sul posto una prima “gazzella” del Nucleo operativo e radiomobile. I militari hanno trovato ferita Jessica, mentre dell’uomo e della figlioletta della coppia nessuna traccia, come pure era sparita l’arma del delitto.

Dalla località Piasci, a mezza costa sulla montagna retica, nel contesto rurale di pochissime case, in tutto tre-quattro abitazioni in tutto, in mezzo ai vigneti e alle cantine del pregiato vino Maroggia, prodotto anche dal padre Valerio e dal fratello Matteo alla guida del locale Consorzio, le ricerche del legale sono subito scattate con il contributo dei familiari preoccupati. Si cerca un uomo armato che, poco prima, ha sparato alla compagna e ha con sè la figlia molto piccola, una bimba di un anno e mezzo. I militari e i parenti stretti passano al setaccio tutti i luoghi dove Riccardo Tarotelli, una persona stimata, con un brillante passato sportivo nella locale squadra di serie D di volley, potrebbe avere trovato rifugio.

Sino a giungere in località Prati di Gaggio di Monastero, a 1100 metri di quota, dove la famiglia Tarotelli possiede una baita. E, in effetti, all’interno dello chalet si trova il legale scappato dopo gli spari: è chiuso all’interno, armato e con la piccina. Si cerca di convincerlo ad uscire, insiste il papà Valerio, presente sul posto con i militari coi giubbotti antiproiettile e insieme lo convincono a consegnarsi. Bastano 20 minuti di estenuanti “trattative” e Riccardo, con studio professionale in paese e spesso impegnato in udienze fuori provincia, mai un colpo di testa, si consegna agli uomini del maggiore Rocco Taurasi. La bimba, dopo una visita in ospedale, è affidata a una parente. Le accuse, formulate dal sostituto Stefano Latorre, sono tentato omicidio aggravato e sequestro di persona aggravato, quest’ultima imputazione per essersi allontanato portando con sè la figlioletta. Ora è in carcere.

«Non ha detto nulla sul perchè del gesto e non diciamo nulla - dichiara il suo avvocato di fiducia, Francesco Romualdi - finchè non leggeremo gli atti che saranno depositati oggi. L’arma era regolarmente detenuta». La compagna, il cui legame durava da circa 3 anni, l’aveva conosciuta in Valtellina e lei lavorava come cameriera al ristorante dell’hotel Salyut affacciato sulla statale 38: «Bravissima. Ancora più brava da quando è rientrata in servizio a tempo pieno dopo l’assenza per la maternità», dichiara il titolare Giovanni Canovi.