Accoglienza ed emergenza: "Tanti amministratori locali si voltano dall’altra parte"

La provincia di Lecco ha dato ospitalità a quasi mille migranti in un solo anno . L’appello del prefetto per le strutture: "Partecipate alla gestione di un fenomeno epocale" .

Accoglienza ed emergenza: "Tanti amministratori locali si voltano dall’altra parte"
Accoglienza ed emergenza: "Tanti amministratori locali si voltano dall’altra parte"

In provincia di Lecco sono sbarcati quasi mille profughi in tutto il corso del 2023. La maggior parte ha fatto perdere le proprie tracce dopo qualche tempo. Dalla prefettura hanno infatti adottato 613 provvedimenti di revoca di accoglienza, "in gran parte, 517, dovuti a casi di allontanamento dai centri", spiegano dal palazzo dell’Ufficio territoriale del Governo di corso Promessi sposi, confermando che i migranti non vogliono fermarsi in Italia, ma raggiungere il resto d’Europa. In 76 invece hanno dovuto traslocare e lasciare i centri di accoglienza in cui erano stati ospitati perché sarebbero stati in grado di mantenersi da soli.

Nessuno provvedimento di revoca è stato impugnato, tranne uno in autotutela. Attualmente sono poco più di 600 i richiedenti protezione internazionale ospiti nelle varie strutture allestite in provincia, compresi nove minori non accompagnati, mentre a inizio 2023 erano 496. Il periodo di massima affluenza è stato quello di novembre, quando sono stati registrati 700 migranti accolti sul territorio. Occorrerebbero molti più posti in caso di altre emergenze, che però attualmente non esistono ancora. Per fronteggiare la necessità di accogliere altri profughi sono state state stipulate due innovative convenzioni con gli operatori di Caritas Ambrosiana e del Centro di orientamento educativo di Barzio a cui si sono aggiunti a dicembre anche educatori di Casa don Guanella.

La soluzione però non basta, anche perché alle cinque manifestazioni di interesse per trovare immobili da inserire nel circuito dell’accoglienza non ha partecipato ancora nessuno. Anche diversi sindaci si sono tirati indietro nonostante le sollecitazioni arrivate dal prefetto Sergio Pomponio per mettere a disposizione edifici pubblici non utilizzati piuttosto che aree dove posizionare moduli abitativo prefabbricati in caso di emergenza.

Dalla prefettura parlano di "insuccesso delle lunghe e articolate interlocuzioni con gli amministratori locali".

"L’invito rivolto ai sindaci è quello di partecipare alla gestione di un fenomeno che ormai è di importanza epocale, che può essere governato solo con il concorso di tutti, anche delle istituzioni territoriali – insiste per questo di nuovo il prefetto - più esposte, peraltro, al rischio di ricadute negative di problematiche individuali non correttamente affrontate".