Uno smartwatch, foto generica (Ansa)
Uno smartwatch, foto generica (Ansa)

Assomiglia molto ad uno smartwatch ma in realtà è un dispositivo che potrebbe essere molto utile nella lotta al Covid 19 perché attraverso un minuscolo sensore è in grado di rilevare, attraverso il sudore, la presenza eccessiva di alcune proteine che normalmente sono presenti nella fase iniziale dell'infezione da Covid 19.

Il Sistema, messo a punto da un tea di scienziati statunitensi guidato da Shalini Prasad, ricercatore dell'Università del Texas e cofondatore dell'azienda EnLisense LLC si basa su una ricerca che aveva evidenziato come i pazienti con forme più gravi di Covid 19 manifestavano spesso una “tempesta di citochine”, cioè un’ondata di proteine immunitarie pro-infiammatorie che poteva avere come conseguenza il significativo danneggiamento di tessuti e organi del corpo (ad esempio i polmoni).  Quesat inusuale situazione ha spinto i ricercatori ad individuare un metodo per predire o almeno diagnosticare precocemente la sua insorgenza.

Il gruppo americano ha quindi sviluppato un metodo estremamente sensibile per misurare i livelli di queste citochine, realizzando un nuovo sensore in grado di rilevare nel sudore passivo sette proteine pro-infiammatorie – interleuchina-6 (IL-6), IL-8, fattore di necrosi tumorale-α (TNF-α), ligando induttore dell’apoptosi correlato al TNF, IL-10, proteina-10 indotta dall’interferone γ e proteina C-reattiva.

Il minuscolo sensore, inserito in un braccialetto da indossare come un comune orologio, è già stato testato su sei persone sane e cinque con l’influenza. Due dei malati hanno mostrato alti livelli di citochine, e in tutti i partecipanti, le citochine nel sudore passivo erano correlate con i livelli delle stesse nel sangue. Il dispositivo ha mostrato inoltre di essere abbastanza sensibile nel monitorare le citochine presenti nel sudore di pazienti che assumevano farmaci anti-infiammatori e che, di conseguenza, rilasciano citochine in concentrazioni molto basse. Questo livello è stato rilevato fino a 168 ore prima dal biosensore, quindi trasferito in modalità wireless a un’app per smarthphone che converte la misurazione in concentrazione di proteine.

Il dispositivo, una volta messo a punto definitivamente e commercializzato, potrebbeessere molto utile per aiutare i medici a trattare i pazienti in tempo utile, prima che la risposta immunitaria al virus Covid 19 diventi eccessiva danneggiando, sviluppando sintomi importanti che possano danneggiare organi del corpo. Attualmente, la sperimentazione clinica è in corso su persone con infezioni respiratorie.