Il presidente del consiglio Giuseppe Conte nell'aula del Senato durante le comunicazioni in vista del prossimo consiglio europeo, Roma 9 dicembre 2020. ANSA/FABIO FRUSTACI
Il presidente del consiglio Giuseppe Conte nell'aula del Senato durante le comunicazioni in vista del prossimo consiglio europeo, Roma 9 dicembre 2020. ANSA/FABIO FRUSTACI

Milano, 15 gennaio 2021 - Martedì il giorno, 161 il numero.
Passa da qui l'appuntamento col destino di Giuseppe Conte che, dopo la decisione di andare alla conta in Parlamento in seguito allo strappo di Italia Viva, dovrà dimostrare di avere ancora una maggioranza. Lunedì alla Camera, dove tuttavia i numeri dei deputati dovrebbero garantirgli un certo margine, e martedì appunto al Senato.

A Palazzo Madama lo scenario è diverso. Italia Viva conta 18 senatori che, almeno sulla carta, non voteranno la fiducia. Il premier dovrà dunque cercare altrove il sostegno che gli permetta di raggiungere il numero magico, quel 161 in grado di garantirgli la fiducia (i senatori sono 321) e dunque la possibilità di andare avanti col Governo, seppure con una maggioranza diversa. I più ottimisti tra le fila dei sostenitori di Conte credono ne possano bastare 158, considerando che i 6 senatori a vita solitamente votano con Governo e maggioranza: dunque, si tratterebbe di ragionare sul 50% di 315 e non di 321. Almeno per la fiducia, poi per proseguire l'esperienza di Governo si vedrà in un secondo momento. Anche perché al Senato, a differenza che alla Camera, il regolamento per la formazione di nuovi gruppi parlamentari è più rigido. 

In ogni caso, tornando alla matematica, il premier può contare su 147 voti certi: Movimento 5 Stelle (92 senatori), Pd (35), Leu (5), Autonomie (6) e altri 9 senatori del gruppo Misto (Buccarella, Cario, De Bonis, Di Marzio, Fantetti, Fattori, Lonardo, Merlo, Ruotolo). Ne mancano dunque 14 (11 nell'ipotesi più ottimistica che tutti i senatori a vita votino la fiducia). La caccia parlamentare è subito partita e proseguirà freneticamente fino all'ultimo. I cosiddetti 'Responsabili' o 'Costruttori' vanno ricercati al centro, dall'Udc a Cambiamo! di Giovanni Toti, anche se i diretti interessati smentiscono ipotesi di 'soccorso bianco', così come potrebbe arrivare l'appoggio di alcuni ex 5 Stelle passati al Gruppo Misto. Gruppo Misto che dovrebbe potare in dote i voti della pattuglia capeggiata da Sandra Lonardo, moglie di Clemente Mastella, e Raffaele Fantetti, senatore eletto all'estero molto vicino alle posizioni di Conte. Non è poi escluso che qualcuno dei 18 senatori di Italia Viva possa comunque votare la fiducia: in una battaglia sul filo di lana, anche 2-3 'ribelli' potrebbero fare la differenza. 

Infine, c'è il capitolo Forza Italia. Da tempo, prima che Iv aprisse la crisi, si vocifera di un possibile ingresso degli azzurri o perlomeno di una parte di essi, in maggioranza. Il passaggio non si è mai concretizzato ma ora che Renzi ha sparigliato le carte, l'ala più governista  - e insofferente al centrodestra a trazione Salvini-Meloni - di Forza Italia potrebbe compiere il passo. Il partito fondato da Silvio Berlsuconi conta ben 54 senatori: a Giuseppe Conte, considerando l'appoggio di parte del Gruppo Misto, potrebbero bastarne meno di una decina.