Vertice con un’altra fumata nera. Asm resta ancora senza governance

Riunione del comitato di controllo. Non esiste ancora la candidatura di una donna, necessaria per legge

Vertice con un’altra fumata nera. Asm resta ancora senza governance
Vertice con un’altra fumata nera. Asm resta ancora senza governance

Si è conclusa con un’altra fumata nera la riunione del comitato per il controllo analogo congiunto di Asm. L’attesa nomina del nuovo consiglio di amministrazione non c’è stata ancora. Dopo la revoca e le dimissioni della precedente governance dell’ex municipalizzata finita nella bufera a causa dell’inchiesta “Clean“ della procura della Repubblica su alcune presunte irregolarità negli appalti e l’arresto (poi revocato dal tribunale del riesame) dell’ex presidente Manuel Elleboro e del direttore generale Giuseppe Maria Chirico, l’azienda continua ad essere affidata a Ettore Campari, attuale direttore amministrativo. "La scelta della governance spetta al sindaco - aveva detto in Consiglio comunale il consigliere del Pd Giuliano Ruffinazzi -, ma vista la situazione tanto delicata perché non condividere le proposte con tutto il Consiglio? D’altra parte noi avevamo messo in guardia l’amministrazione da alcune presunte irregolarità e l’avevamo invitata a vigilare". Prima di Natale, nella precedente riunione del comitato erano state esaminate alcune candidature, ma mancava almeno una figura di sesso femminile che è prevista dalla legge. Quindi niente di fatto, tutto rimandato a ieri. E ancora non è stato possibile raggiungere un accordo sui tre nomi. Le indiscrezioni sui “papabili“ non mancano però non esiste ancora la candidatura di una donna. I rapporti tra Asm e il Comune erano tesi già prima che intervenisse l’inchiesta della procura. Proprio la minoranza in Consiglio aveva fatto approvare una mozione che impegnava il sindaco Fabrizio Fracassi a chiedere la revoca del cda di Asm a causa di numerose incomprensioni.

La richiesta, presentata al comitato di controllo analogo era stata bocciata perché i problemi erano stati bollati come una questione politica tutta legata al Mezzabarba. Un ulteriore approfondimento basato sui documenti ha poi permesso anche agli altri componenti del comitato di ritenere opportuno chiedere la revoca del cda. Richiesta giunta dopo gli arresti e l’inchiesta su quello che secondo la Guardia di finanza è un "sistema illecito diffuso" che coinvolgeva diverse figure chiave dell’ente. Le accuse sono peculato, turbativa d’asta, frode nelle pubbliche forniture e falso.