La Rianimazione del San Matteo
La Rianimazione del San Matteo

Pavia, 30 giugno 2020 - A pochi giorni dall’inizio della pandemia, i medici del San Matteo avevano capito che il virus non interessava soltanto i polmoni, ma che potevano verificarsi anche delle miocarditi. Un 16enne, infatti, durante la fese più acuta della pandemia è stato curato al Policlinico San Matteo affetto da una forma di miocardite provocata dal Covid 19. Un caso clinico importante, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica "The Lancet". La conferma arriva quando il ragazzo si presenta al pronto soccorso lamentando forti dolori al petto e al braccio sinistro. È la mattina del 1° marzo; il giorno precedente il giovane aveva avuto febbre alta, poi regredita dopo assunzione di Nimesulide, ma nessun altro sintomo, nessuna anamnesi significativa e apparentemente nessun contatto con soggetti positivi al Covid 19.

“In ospedale i suoi segni vitali erano normali, a parte la temperatura, aumentata fino a 38,5°C, all'auscultazione del torace era tutto nei limiti e non aveva sintomi respiratori – spiega Massimiliano Gnecchi, cardiologo del Policlinico San Matteo e professore dell’Università di Pavia, che per primo ha valutato il paziente -. L’Ecg era invece indicativo di danno cardiaco e la troponina elevata ha confermato il sospetto. Il paziente veniva trasferito in unità coronarica con sospetta diagnosi di miocardite acuta. Il dolore del paziente è gradualmente migliorato fino a scomparire dopo le terapie. I test virologici ed immunologici eseguiti per escludere le cause più frequenti di miocardite sono risultati tutti negativi, ma un tampone nasofaringeo per Sars-CoV-2 è risultato positivo. Si è quindi iniziata una terapia con idrossiclorochina e antivirale. Le misurazioni seriali della concentrazione di troponina hanno fatto registrare una graduale riduzione, i marcatori infiammatori sono tornati alla normalità e le anomalie all’Ecg sono regredite. L’esecuzione di una risonanza magnetica ha confermato definitivamente la diagnosi di miocardite”. Il dodicesimo giorno, dopo due test del tampone nasofaringeo negativi ed in assenza di sintomatologia, il paziente è stato dimesso.

Il caso ha visto la collaborazione, oltre che dell’Utic e della cardiologia, anche del pronto soccorso, delle malattie infettive, del laboratorio di virologia e della radiologia del San Matteo. I medici che hanno seguito il caso hanno sottolineato che “gli aspetti singolari ed importanti sono due: il primo è che questo paziente non ha mai avuto sintomi o segni, ad eccezione della febbre, riferibili a Covid 19. Niente tosse, niente difficoltà respiratorie, niente perdita di gusto e olfatto, niente diarrea. Questo ci conferma che il virus Sars-CoV-2 è in grado di attaccare e danneggiare il muscolo cardiaco indipendentemente dall’interessamento polmonare grave, come già era stato invece descritto”.

“Per migliorare la nostra comprensione di come questo virus riesca a provocare il danno cardiaco e quindi poter migliorare le nostre capacità di curare questi pazienti - aggiunge Gnecchi, responsabile del laboratorio di cardiologia sperimentale - stiamo ora effettuando esperimenti utilizzando cardiomiciti derivati da cellule staminali pluripotenti. Il connubio tra ricerca clinica e di base ci aiuterà a superare questa emergenza. La seconda cosa che stupisce del caso clinico è la giovane età del paziente. Questo ci spinge a raccomandare che i pazienti, anche quelli pediatrici, che riferiscono dolore toracico ed hanno altre caratteristiche suggestive di miocardite acuta - con o senza sintomi respiratori - dovrebbero eseguire da oggi anche il test per verificare o escludere l’infezione da Sars-CoV-2”.