Carlo Tedeschi in vesta da rider (Torres)
Carlo Tedeschi in vesta da rider (Torres)

Vigevano (Pavia), 11 giugno 2019 - Rischiare la vita per poco più di 2 euro a consegna. È quello che accade tutti i giorni ai rider, giovani e sempre più meno giovani, che pur di incassare qualcosa spingono il limite in là. Lo sa bene Carlo Tedeschi, 54 anni, ex imprenditore vigevanese, che per poco meno di tre anni ogni giorno, senza domeniche né festivi, raggiungeva Milano per fare consegne.

Da un paio di settimane ha smesso ma si sta impegnando perché i suoi ex-colleghi siano più garantiti...
«Il vero problema è che si tratta di un lavoro che non ha regole. Tutto ruota attorno ai punteggi che devono restare alti per poter ottenere più ore di consegna giornaliera. Ed è chiaro che in quel lasso di tempo di deve fare il massimo. Io ho visto colleghi di ogni età prendersi rischi assurdi, viaggiare contromano, tutto pur di accelerare i tempi».

Perché?
«Perché, se qualche anno fa, si prendevano fino a 4 euro e 50 a consegna, oggi si è scesi a 2 euro e 10. Il tutto considerando che il numero dei rider è in continua crescita, soprattutto tra gli extracomunitari, disposti a lavorare senza sosta per qualche anno e poi tornare al proprio Paese, e dunque gli spazi per portare a casa qualche euro diminuiscono sempre di più. Per capirci in pochissimo si è passati dalle 3-4 consegne all’ora alle 10 in 11 ore».

Una corsa continua....
«Sono ritmi che non si possono sopportare a lungo senza andare incontro a conseguenze. In questi anni ho visto persone non concedersi un giorno di sosta per non scendere nei punteggi e contestualmente nelle consegne. In queste condizioni, soprattutto nelle grandi città dove il traffico è tremendo, il pericolo è dietro l’angolo. Ma di questo non sembra importare a nessuno».

Quindi si rischia?
«Esattamente. Perché si deve lavorare con qualunque condizione meteo, d’inverno soprattutto, con ghiaccio e neve è un disastro. Ma anche nelle altre stagioni il pericolo è un compagno di viaggio quotidiano. E non valgono nemmeno le raccomandazioni: c’è chi è disposto a rischiare davvero pur di avere la prospettiva di guadagno».

Che cosa chiede?
«Vorrei che questo lavoro fosse più regolamentato, che ci fosse più attenzione per chi lo svolge. Ma non tutti la vedono come me; c’è chi pensa che introdurre delle regole possa avere come effetto quello di rallentare la corsa. E con essa anche la possibilità di guadagno»