Il Pronto soccorso del San Matteo è un “girone dantesco”: servizi igienici indecenti, ore di attesa e clochard sulle sedie

La protesta dei pazienti che rimangono molto tempo ad attendere di essere visitati. E il personale più specializzato è in fuga: rimangono medici e infermieri più giovani

L'ingresso del pronto soccorso di Pavia
L'ingresso del pronto soccorso di Pavia

Pavia – Un girone dantesco”. Alcuni pazienti del Pronto soccorso che domenica aspettavano di essere visitati hanno definito così i bagni del San Matteo. Chi, dopo ore di attesa, aveva necessità di usufruire dei servizi si è trovato di fronte una situazione pessima. "In un bagno c’era vomito nel lavandino, in un altro il water era intasato – racconta un paziente – Il servizio dei disabili era anche peggio, mancava persino l’acqua".

Non solo. Impossibile trovare disinfettante o sapone per lavarsi le mani. "Ho fatto presente al personale in quali pessime condizioni si trovassero i servizi igienici, che igienici non sono, mi hanno risposto di non poterci fare nulla". Al mattino la pulizia è garantita perché gli addetti passano e igienizzano tutto, poi con l’esercito di persone che accedono al Pronto soccorso, i servizi diventano infrequentabili.

"Servono più passaggi nel corso della giornata. Non è possibile avere un Pronto soccorso con servizi simili, tanto più che i pazienti aspettano ore prima di essere visitati". Alcuni pazienti sono arrivati al mattino dell’ultimo giorno dell’anno e ne sono usciti a sera. Altri sono arrivati nel pomeriggio e sono tornati a casa dopo l’una di notte.

"Ho visto anziane che accusavano dolori all’addome ma non riuscivano a utilizzare quei bagni – prosegue il paziente – E altri ai quali finiva l’effetto dell’antidolorifico e avrebbero voluto essere visitate, ma avevano davanti tanti altri malati arrivati prima. Manca il personale, quando il Pronto soccorso era diviso in settori, funzionava meglio. Adesso è stato unificato ed è un delirio. Sai quando arrivi, non sai mai quando potrai uscire. E chi lavora è in difficoltà perché non è in grado di dare risposte ai malati".

Una situazione talmente difficile che sta portando il personale medico e infermieristico più esperto a dare le dimissioni, lasciando il reparto agli specializzandi, che devono farsi le ossa. Intanto mancano le carrozzine; le ambulanze che dovrebbero riportare a casa i malati spesso non ci sono; in sala d’aspetto si rimane in attesa del proprio turno accanto ai clochard che dormono sulle sedie.