Presentate sei nuove pietre d’inciampo: "Ricordare e spiegare, parole chiave"

Pavia, in memoria di altrettanti deportati: cinque uomini e una donna .

Presentate sei nuove pietre d’inciampo: "Ricordare e spiegare, parole chiave"
Presentate sei nuove pietre d’inciampo: "Ricordare e spiegare, parole chiave"

I più giovani avevano appena 18 anni, il più adulto poco più di 40. Sono sei i deportati pavesi che saranno ricordati con una pietra d’inciampo. Cinque uomini e una donna arrestati e portati nei lager da dove solo Camilla Campana è tornata mentre Mario Spadari, contadino residente a Landriano che non ha risposto alle chiamate Rsi come Peppino Capitani di Redavalle che è entrato nelle brigate garibaldine e l’operaio Giovanni Pecchi di Chignolo Po, non sono tornati. Pecchi è stato sottoposto a torture prima della deportazione, come raccontato dal carcere di Genova e dal campo di Bolzano il 27 luglio e 21 agosto 1944. Nemmeno Vittorio Achilli di Stradella, che probabilmente era un militare catturato dopo l’8 settembre, e il cameriere Nino Negri di Lardirago, sono più rientrati.

Solo Camilla Campagna, operaia del calzificio Giudice di Cilavegna, che ha partecipato agli scioperi del marzo 1944 ed è stata deportata a Mauthausen e poi trasferita a Vienna, quindi ad Auschwitz, Ravensbrück, Buchenwald e a Lipsia, è stata liberata dai russi dopo una “marcia della morte“ ed è morta a Cilavegna nel 1982. Le loro storie sono state ricordate ieri nell’auditorium del Conservatorio, dove è stata presentata la commemorazione alla 24esima edizione.

Le pietre d’inciampo nascono dal progetto dell’artista tedesco Gunter Demnig del 1992, che ha inserito nel selciato urbano blocchi di pietra ricoperti da una lastra di ottone dove abitavano i deportati della Seconda guerra mondiale. In prossimità del Giorno della memoria verranno posate sei nuove pietre per ricordare altrettanti deportati a Chignolo Po, Cilavegna, Landriano, Lardirago, Redavalle e Stradella.

"Ricordare e spiegare sono le parole chiave di questa giornata, e che il nostro Conservatorio sia elemento di raccordo tra passato e presente del territorio nonché luogo di dialogo e comprensione, ci rende orgogliosi", ha detto il presidente Enzo Fiano. E non è mancata la musica. "Unendo passato e presente – ha aggiunto il direttore Alessandro Maffei – ci aiutano a ricordare che l’arte non si limita ai confini del Conservatorio, anzi li trascende".

M.M.