Violenza
Violenza

Vigevano, 24 marzo 2018 - "Sai che la persona che in teoria dice di amarti, è un amore malato, sta causando anche quella che è la tua morte". Così in aula, durante il processo che la vedeva parte offesa, una donna ha spiegato le angherie cui l’ha sottoposta il marito, che voleva rispettasse certi precetti islamici nella sua quotidianità e che non si è fatto scrupoli a cercare di trasmetterle l’Epatite B. Per questi motivi, il 42enne senegalese I.F., residente a Vigevano, è stato condannato a un anno e quattro mesi per maltrattamenti. Il giudice del tribunale di Pavia ha stabilito anche un risarcimento pari a quattromila euro. L'incubo per la donna, un’italiana, è durato poco più un anno. Inizialmente, la relazione tra i due sembrava normale, l’uomo si comportava bene con lei. Ma dopo aver iniziato a convivere, sono iniziati i soprusi.

La donna in aula ha riferito che lui le chiedeva di non mangiare certe cose e di dormire in una determinata maniera. Se nel sonno lei si spostava, «mi obbligava con forza, urlandomi dietro, strattonandomi, a riprendere un’altra posizione che era quella per loro indicata come adatta alla donna». In particolare, la donna doveva stare in mezzo al letto accanto a lui. «Posizione rispettosa della religione islamica», si legge nel capo d’imputazione a carico dell’uomo. Quando la coppia usciva, lei doveva stare davanti a lui, non vicino e non poteva tenergli la mano. E se sorgevano litigi, lui la minacciava di uccidere lei e le persone cui teneva. Inoltre le chiedeva sempre soldi da mandare in Africa. L’angoscia più grande però, la donna l’ha provata quando ha scoperto, per caso, che lui aveva l’Epatite B. Glielo aveva tenuto nascosto, non aveva preso precauzioni per evitare di infettarla. Per fortuna, lei era vaccinata e gli esami hanno escluso il contagio. E sembra, stando a quando riferito dalla vittima, che l’uomo avesse avuto anche rapporti extraconiugali. Esasperata, lo ha lasciato e denunciato. Portato a processo, ora l’uomo è stato condannato.