Gli  imputati Michele Cardinale, (con la barba a sinistra ) e Lorenzo Mo
Gli imputati Michele Cardinale, (con la barba a sinistra ) e Lorenzo Mo

Pavia, 22 marzo 2019 - La Corte d’Appello di Milano ha condannato due ex manager della Fibronit di Broni, riducendo le pene comminate in primo grado dal tribunale di Pavia. Michele Cardinale, 74 anni, ex amministratore delegato della ditta, era stato condannato a quattro anni di reclusione, ora ridotti a tre anni e otto mesi, mentre Lorenzo Mo, 70 anni, ex direttore di stabilimento, era stato condannato in primo grado a tre anni e quattro mesi, ora la sua pena è stata ridotta a tre anni. I due erano a processo con l’accusa di omicidio colposo, in relazione a ventisette decessi di lavoratori della ditta e residenti che abitavano nelle vicinanze, causati da malattie legate alla presenza di amianto.

La Fibronit infatti produceva manufatti con questo materiale tossico, situazione che ha portato a un’alta incidenza nel territorio di pazienti affetti da mesotelioma, un particolare tumore legato all’inalazione di fibre di asbesto. Le sentenze sono state riformate dai giudici del secondo grado perché nel frattempo sono andate prescritte alcune morti. Paolo Zambianchi, avvocato difensore di Mo, ha commentato: «Dovremo vedere le motivazione, ci aspettavamo un risultato diverso».

Erano dieci i manager incriminati all’apertura dell’udienza preliminare nel 2012, quando era ancora attivo il tribunale di Voghera e si tenne una grande seduta al centro natatorio di via Kennedy per ospitare il gran numero di parti civili costituite, duecentocinquanta. Per cinque degli imputati la vicenda giudiziaria si è conclusa con lo stralcio della posizione, perché nel mentre sono morti o sono stati dichiarati incapaci di attendere al processo per gravi condizioni di salute. Cardinale, Mo e un terzo imputato poi assolto avevano scelto la via del rito ordinario, mentre altri due ex manager, Claudio Dal Pozzo e Giovanni Boccini, avevano optato per il rito abbreviato che prevede lo sconto di un terzo della pena. Il Gup di Voghera li aveva condannati in primo grado a quattro anni ciascuno, poi erano stati assolti in Appello.