Mottarone, in aula il nonno di Eitan: “Famiglie unite per lui, non voglio vendetta”

Si apre a Verbania il processo per il disastro della funivia costato 14 vite. In Italia a sorpresa Shmuel Peleg, che rapì il bimbo unico sopravvissuto: "Ora sta bene e va a scuola". Aperta la partita del suo risarcimento

Eitan Biran, unico sopravvissuto allo schianto della funivia sul Mottarone, con nonno Shmuel Peleg
Eitan Biran, unico sopravvissuto allo schianto della funivia sul Mottarone, con nonno Shmuel Peleg

Il nonno del piccolo Eitan, l’unico sopravvissuto al disastro del Mottarone, si è presentato a sorpresa all’udienza preliminare, alla Casa della Resistenza di Verbania. "Voglio esserci per mia figlia e la mia famiglia, non ho sentimenti di vendetta", ha spiegato Shmuel Peleg, che nelle settimane successive alla tragedia rapì il bambino e lo portò in Israele e che, per l’accaduto, ha patteggiato venti mesi. «Dobbiamo fare quello che è meglio per Eitan – ha proseguito l’uomo, che vive in Israele –. Le famiglie devono stargli vicino insieme". Il bambino, che si prepara a compiere 9 anni e il 23 maggio 2021 ha perso i genitori, il fratellino e i bisnonni, "ora sta bene" a livello fisico, frequenta la terza elementare nel Pavese "ed entrambe le famiglie sono con lui".

L’avvocato Fabrizio Ventimiglia ha presentato ieri, per conto di Eitan, la richiesta di costituzione come parte civile, che potrebbe essere revocata una volta definito l’accordo con il colosso altoatesino Leitner per il risarcimento. La sua è l’unica posizione ancora da chiudere. La società ha invece già raggiunto un’intesa, versando una "somma estremamente rilevante", con i legali di altre 76 parti civili, familiari delle 14 persone quel giorno in gita sul monte affacciato sul lago Maggiore che sono morte quando la cabina numero 3 è precipitata nel vuoto a causa della rottura delle fune traente unita al blocco del freno d’emergenza. "Vista l’inadeguata copertura assicurativa della società di gestione dell’impianto (10 milioni di euro, ndr) – spiega in una nota la società titolare del contratto di manutenzione della funivia – Leitner ha spontaneamente messo a disposizione dei familiari delle vittime queste rilevantissime somme, prima ancora di poter far valere nel processo non solo la propria completa estraneità ai fatti ma la propria posizione di parte lesa. Un gesto di solidarietà e vicinanza verso chi è stato colpito così duramente da una vicenda assurda, che ha spezzato vite innocenti e distrutto famiglie intere".

La società intende "procedere a sua volta ad avviare tutte le iniziative risarcitorie, a riparazione delle somme anticipate, verso i soggetti" a suo dire "effettivamente responsabili", aprendo quindi un nuovo fronte che la potrebbe contrapporre all’altra società imputata, la Funivie del Mottarone dell’imprenditore Luigi Nerini, che ieri non era presente in aula. Sono solo 11, quindi, le parti civili ad avere avanzato richiesta di costituzione. Sei di queste lo hanno fatto nei confronti di tutti gli imputati: si tratta della Regione Piemonte, del Comune di Stresa, di Eitan, di alcuni parenti di Serena Cosentino, una delle vittime, e dell’Anmil. Altre cinque parti lo hanno fatto nei confronti di tutti gli imputati esclusa la società Leitner.

Primi passaggi tecnici davanti al gup Rosa Maria Fornelli (sono state fissate udienze ogni due settimane fino al 4 giugno), che dovrà valutare la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dalla Procura di Verbania, guidata da Olimpia Bossi, nei confronti dei presunti responsabili (sei persone e due società) di quella catena di carenze nella manutenzione della funivia e inosservanza di basilari misure di sicurezza alla base del disastro. Tra loro, oltre a Nerini e a tre dirigenti Leitner, l’ex caposervizio Gabriele Tadini e l’ex direttore d’esercizio Enrico Perocchio, ieri presenti in aula. "Sono qui perché trovo giusto partecipare – ha spiegato Perocchio – per me è un momento difficile".