Massimo Adriatici uccise 39enne a Voghera: niente giustizia riparativa per l’ex assessore. Ma indennizzerà la vedova

No del giudice alla richiesta dei difensori, non c’è l’accordo tra le parti. Contrari fratelli e genitori di Youns El Boussettaoui. In Aula 50 testimoni

Da sinistra Bahija El Boussettaoui, sorella della vittima, e i genitori

Da sinistra Bahija El Boussettaoui, sorella della vittima, e i genitori

Non accederà al percorso di giustizia riparativa Massimo Adriatici, 49enne avvocato ex assessore comunale leghista alla Sicurezza di Voghera, alla sbarra con l’accusa di eccesso colposo di legittima difesa per aver ucciso con un colpo di pistola Youns El Boussettaoui, 39enne marocchino. Il fatto si era verificato in piazza Meardi a Voghera il 20 luglio 2021. Ieri nel corso del dibattimento in corso al Tribunale a Pavia, la giudice Valentina Nevoso ha rigettato la proposta che era stata avanzata dai legali difensori dell’imputato, Gabriele Pipicelli e Luca Gastini.

La giustizia riparativa è un istituto introdotto dalla Legge Cartabia che prevede un percorso di mediazione tra le parti coinvolte nel processo, con il consenso di tutte loro. I familiari della vittima in vista della scorsa udienza si erano detti offesi dalla richiesta, mentre la vedova di El Boussettaoui, madre di due minori, aveva mostrato apertura. La signora aveva chiesto però che Adriatici si scusasse pubblicamente. Ciò non è avvenuto, l’imputato ha invece affidato i suoi pensieri a uno scritto, che non è stato letto in aula, quindi anche su questo fronte non è stata accolta la proposta di giustizia riparativa: "Scusarsi significa aver fatto qualcosa di illecito, mentre Adriatici è convinto di aver agito per legittima difesa. Ciò non toglie che lui sia profondamente addolorato, come ha scritto nella sua lettera. Al dispiacere è seguito anche un indennizzo a favore di vedova e figli", ha commentato Pipicelli. L’imputato ha infatti raggiunto un accordo economico con la vedova, per cui la donna ha ritirato la costituzione di parte civile. Restano costituiti il padre e la madre di El Boussettaoui, i fratelli e le sorelle.

In udienza sono stati sentiti diversi testimoni, tra cui le persone presenti sul posto la sera dell’accaduto e le forze dell’ordine intervenute. Inoltre sono state ascoltate alcune delle telefonate effettuate quella sera, come quella per chiedere l’intervento dell’ambulanza. In tutto sono circa cinquanta le persone chiamate a testimoniare al processo, si proseguirà mercoledì. L’avvocato Marco Romagnoli, che con Deborah Piazza assiste i familiari della parte offesa, ha commentato: "Il processo ci sta restituendo gli esiti che ci aspettavamo".

Adriatici la sera dell’accaduto stava passeggiando in centro a Voghera e aveva con sé la sua pistola Beretta calibro 22, detenuta regolarmente. In piazza Meardi aveva avuto una discussione con El Boussettaoui in prossimità di un locale pubblico: il 39enne l’aveva colpito, l’allora assessore era caduto a terra e aveva sparato. El Boussettauoi, colpito all’addome, era morto successivamente in pronto soccorso per la ferita. La difesa di Adriatici sostiene sin dall’inizio la tesi della legittima difesa, mentre i legali della famiglia di El Boussettaoui ritengono si sia trattato di omicidio volontario.