Pavia, 4 marzo 2018 - Il simbolo della rete antifascista barrato come se fosse un divieto e una scritta: «Qui ci abita un antifascista». Ieri mattina in centro su diversi citofoni, cancelli o porte d’ingresso sono comparsi numerosi adesivi a indicare le case nelle quali vivono gli attivisti pavesi impegnati contro razzismo e fascismo. «L’ho visto quando sono rientrato poco dopo mezzogiorno – racconta l’assessore alla cultura del Comune Giacomo Galazzo –. Io abito in un condominio e l’adesivo era stato posizionato sul citofono proprio sotto il mio cognome». Lo stesso è accaduto alla consigliera del Pd Silvia Chierico, a un’esponente dell’Assemblea per il diritto alla casa Rossella Cabras, alla candidata di LeU Veronica Bianco e a diverse altre persone che hanno preso posizione contro il fascismo.

«Negli anni ‘30 fascisti e nazisti marchiavano i negozi degli ebrei. Negli anni 2000 i neofascisti marchiano le case dei cittadini che si sono espressi pubblicamente contro il fascismo – scrive Gabriele Duci, uno degli amministratori della pagina Facebook ‘Sei di Pavia se...’ –. Evidentemente le cattive abitudini non passano». Sull’episodio sta indagando la Digos e potrebbe anche essere presentato un esposto alla Procura della Repubblica, ma per il momento i destinatari dell’intimidazione incassano la solidarietà di molte persone, a cominciare dal sindaco Massimo Depaoli: «Vi serviranno troppi adesivi per appenderli a tutti i campanelli di Pavia». Anche la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha chiamato Giacomo Galazzo, mentre MovimentoPavia sta stampando altri adesivi con scritto «Qui abita un antifascist@» che saranno presto distribuiti. «Non abbiamo paura delle vostre intimidazioni e rivendichiamo con forza il nostro essere antifascisti» commentano. Ma Casapound prende le distanze: «Diffidiamo chiunque da utilizzare il nostro nome – dice una nota diffusa da CasaPound Italia Pavia –. Non è nostra consuetudine gettare benzina sul fuoco e marchiare i nostri avversari politici».