Uno striscione di incoraggiamento per Eitan
Uno striscione di incoraggiamento per Eitan

Travacò Siccomario (Pavia) - Com'è stato possibile organizzare ed eseguire quello che sembra a tutti gli effetti il rapimento di un minore (la Procura di Pavia ha aperto un'inchiesta per sequestro di persona) sotto gli occhi delle autorità italiane, nonostante il divieto di espatrio deciso l'11 agosto dal Tribunale di Pavia? Perché il nonno del piccolo Eitan, Shmuel Peleg, era in possesso del passaporto israeliano del bambino nonostante lo stesso giudice ne avesse ordinato la "restituzione" entro il 30 agosto? Chi ha aiutato il nonno dell'unico sopravvissuto del del disastro della funivia del Mottarone? Sono solo alcuni dei dubbi che solleva l'incredibile vicenda che di nuovo vede tragicamente protagonista Eitan Biran, che nella caduta della funivia ha perso tutta la sua famiglia e i bisnonni. 

Il giallo del passaporto

Sabato 11 settembre Eitan, che era con il nonno materno nel corso della visita che gli era stata concessa, non è tornato a casa a Travacò Siccomario dalla zia paterna, Aya Biran, nominata dai giudici tutrice legale. L'uomo lo ha fatto partire, pare con un volo privato, verso Israele per "consegnarlo" al ramo materno della famiglia. Ad aiutarlo nell'impresa c'era il fatto che fosse in possesso del passaporto israeliano del bambino. Perché? A inizio agosto il giudice di Pavia aveva disposto la "restituzione" del documento "alla tutrice" entro il 30 agosto. Cosa non avvenuta. "Il passaporto era in mano a Shmuel Peleg - ha detto l'avvocato Cristina Pagni, che assiste sul fronte civile Aya Biran - per ragioni poco chiare". 

Il divieto di espatrio

Circa un mese fa, quando in Israele la famiglia Peleg aveva convocato una conferenza stampa nella quale aveva duramente attaccato la zia Aya, rea di non “far vedere Eitan al nonno e agli zii” quando lo chiedevano e aveva sostenuto che la sorella del padre del piccolo lo tenesse in ostaggio arrivando persino a ipotizzare la volontà di tutta l’Italia di non lasciare andare il bambino dove potesse stare meglio, era stato emesso un divieto di espatrio.

Il piccolo di 6 anni non avrebbe potuto lasciare il territorio italiano se non “accompagnato dalla tutrice” o con la sua autorizzazione. Un divieto di espatrio che valeva sia nel caso fosse stato presentato per lui un passaporto italiano che per quello israeliano. E questo “ordine” del giudice, “violato”  dalla famiglia materna del bambino, come ha chiarito l'avvocato Pagni, su decisione dello stesso Tribunale era stato inoltrato “alla questura e alla prefettura di Pavia per essere inserito - come si legge nel provvedimento - nelle banche dati delle forze dell'ordine preposte ai controlli in uscita dal territorio italiano”. Un ordine che, come fa notare il legale, “non è servito perché è stato violato dal nonno, assieme forse ad altre persone. Si è trattato, dunque, di un trasferimento illecito”.

Ipotesi servizi segreti

E’ stata la televisione israeliana Kan a sostenere che il nonno materno del piccolo Eitan, Shmuel Peleg sembrerebbe far parte o che abbia fatto parte dei servizi segreti. Questo spiegherebbe come l’uomo abbia potuto organizzare la fuga senza essere bloccato alla frontiera neppure adesso, in tempo di Covid e di controlli serrati nei confronti delle persone che si spostano. Inoltre, per una persona qualunque, è molto difficile entrare in Israele anche se, come sembra dai primi accertamenti, la fuga sarebbe avvenuta a bordo di un aereo privato decollato da un aeroporto non italiano. Secondo la zia paterna del bambino, Shmuel sarebbe stato aiutato da qualcuno, non avrebbe fatto tutto da solo organizzando la fuga nei minimi dettagli: per non far sapere con quale auto si spostasse, ad esempio, quando il nonno è andato a prendere il nipotino, ha parcheggiato lontano dalla casa di Aya Biran Nirko.

Tampone Covid

In base alle norme attuali per l'ingresso in Israele è tassativo un tampone Pcr negativo eseguito non oltre le 72 ore precedenti. Nel rispetto delle norme, quindi, Eitan, come il nonno, avrebbero dovuto sottoporsi a un controllo e con anticipo rispetto al viaggio poi effettuato sabato per essere in grado di entrare in Israele. È un mistero anche dove il bambino si trovi attualmente, visto che la zia materna Gali Peleg in una intervista alla radio israeliana non ha risposto ad una domanda specifica.

Il passato di Shmuel Peleg

L’uomo, padre di Tal Peleg che ha perso la vita in quella domenica sulla funivia, in passato è stato condannato per maltrattamenti nei confronti dell’ex moglie, Ester Cohen. Contro questa condanna ha presentato 3 istanze d’appello a 3 gradi di tribunale in Israele e tutti e tre hanno rigettato i suoi appelli perché erano troppo gravi gli eventi violenti e troppo ricorrenti. “Come possono le autorità israeliane prendere in considerazione le richieste di adozione affidamento? Si è chiesta Aya Biran aggiungendo un invito “a controllare le cartelle cliniche di Gali Peleg Peri, sorella di Tal e figlia di Shmuel per scoprire la verità sullo stato di salute mentale e fisico della donna e le pregresse gravi condanne nei confronti del marito attuale della nonna materna”.