Agenti penitenziari sotto accusa: "Botte in carcere, non archiviate"

Una delle parti offese si oppone all’istanza della Procura e chiede di sentire tutti i detenuti percossi

Agenti penitenziari sotto accusa: "Botte in carcere, non archiviate"

Agenti penitenziari sotto accusa: "Botte in carcere, non archiviate"

Depositata l’opposizione alla richiesta di archiviazione per le posizioni di nove agenti della Polizia penitenziaria di Pavia, accusati di aver percosso e umiliato alcuni detenuti del carcere di Torre del Gallo all’indomani dei disordini divampati nella prigione per le restrizioni anti-Covid. L’indagine era partita da diverse segnalazioni, tra cui un esposto dell’associazione Antigone. L’8 marzo 2020 infatti i detenuti avevano messo a ferro e fuoco la casa circondariale nell’ambito di una protesta di livello nazionale in numerose carceri italiane, per lamentare l’impatto delle misure per evitare la diffusione del Coronavirus, tra cui le limitazioni agli incontri.

Per quella vicenda, a Pavia è in corso un procedimento giudiziario: ottantadue persone stanno affrontando l’udienza preliminare mentre altre sette hanno chiesto il rito abbreviato. Per i primi nell’ultima udienza l’accusa ha chiesto il rinvio a giudizio, per gli altri la condanna. È previsto che il giudice si esprima il 7 marzo. Da quello stesso evento era scaturita la segnalazione di un ulteriore episodio finito sotto la lente dell’autorità giudiziaria. Infatti, secondo le accuse, il giorno dopo la rivolta un gruppo di agenti avrebbe percosso e umiliato alcuni detenuti. Gli episodi violenti si sarebbero verificati durante l’identificazione dei detenuti coinvolti nella rivolta e i controlli per valutare eventuali trasferimenti.

In seguito alle indagini, compresi gli esiti dei riconoscimenti fotografici, la Procura di Pavia ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta in mancanza di elementi che consentano di prevedere una condanna, come richiede la Legge Cartabia. Contro questa richiesta un detenuto, rappresentato dall’avvocato Pierluigi Vittadini, ha presentato opposizione. Ora quindi sarà il giudice, in un’udienza la cui data è ancora da definire, a stabilire se archiviare il caso o chiedere che vengano svolti ulteriori approfondimenti.

Il legale della parte offesa spiega che il proprio assistito si oppone "perché la ricostruzione fatta dalla Procura non corrisponde alla realtà dei fatti – è il commento dell’avvocato Vittadini – Chiediamo che le guardie vengano riconosciute di persona e che vengano sentiti tutte le persone coinvolte, compresi gli altri detenuti percossi".