Sergio Bramini davanti all'Isituto di Vendite Giudiziarie in cui è stata ceduta la sua cas
Sergio Bramini davanti all'Isituto di Vendite Giudiziarie in cui è stata ceduta la sua cas

Monza, 27 novembre 2018 - Era diventato il simbolo di tanti imprenditori messi in ginocchio dalla crisi e dai ritardi nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione. Era stato invitato a parlare al Parlamento europeo, è diventato consulente del ministro Luigi Di Maio subito dopo l'elezione del Governo giallo-verde, si stava occupando da mesi delle decine di imprenditori (e non solo) disperati alle prese con uno sfratto.

E ora anche la sua casa, che gli era stata tolta lo scorso 18 luglio dal Tribunale fallimentare, è stata venduta. L'incubo per Sergio Bramini si è materializzato nelle vesti di un imprenditore cinese. Si chiama Federico Zheng ed è il titolare di una catena di supermercati di Cassano d'Adda sparsi in mezza Lombardia: “999” il loro nome, casalinghi soprattutto i prodotti venduti. Sergio Bramini era assurto alle cronache nazionali dopo che la sua incredibile vicenda era rimbalzata su tutti i media. Specializzata nel settore del trattamento rifiuti, un fatturato di 5 milioni di euro all'anno, la sua Icom si era ritrovata in rovina dopo che le pubbliche amministrazioni (specie in Sicilia e Campania) avevano smesso di pagarlo, accumulando nei suoi confronti oltre 4 milioni di debiti.

Inutili le sue battaglie legali. Bramini, che aveva pignorato la casa di famiglia pur di salvare la azienda da 32 dipendenti, alla fine era stato costretto ad arrendersi e nel 2011 aveva portato i libri in Tribunale. E i creditori, banche soprattutto, gli avevano portato via la bellissima villa da 30 stanze, parco, piscina coperta, infissi di lusso, box. Il Tribunale l'ha messa all'asta lo scorso dicembre con una base a prezzi irrisori (667mila euro, sul mercato ne valeva almeno un milione e 500). Poi, di asta in asta, il prezzo è sceso del 25% a botta. Fino a venerdì scorso, quando si è fatto avanti l'imprenditore cinese. Bramini ha ancora residue speranze. Il cinese all'ultimo non aveva risposto alla chiamata del banditore, che aveva infatti dichiarata deserta l'asta. Ma sul suo tavolo era rimasta la busta con l'offerta (poco più di 500mila euro) dell'imprenditore. Che alla fine è stata accettata.

“Farò ricorso: l'asta era andata deserta”, dice sconsolato. “Sono pronto a pagare la penale di 50mila euro a Zheng qualora mollasse la mia casa e si tirasse indietro” "Non conoscevo la vicenda che si nasconde dietro questa proprietà. Semplicemente, ho saputo di questa villa in vendita a un prezzo tanto interessante e mi sono fatto avanti. Anche se sono pronto a tirarmi indietro, a patto però di non doverci rimettere la penale da 50mila euro che mi dicono sia prevista in casi simili". Questo, in soldoni, il pensiero espresso venerdì scorso alle 12.40 dopo che la villa di Sergio Bramini era stata battuta all’asta per la seconda volta e per la seconda volta la delegata alla vendita aveva dichiarato che l’asta era andata deserta. Quarant’anni, "ma sono in Italia da 18 – spiega Federico Zheng –: ho sempre lavorato e mi sono costruito tutto con le mie mani". Sposato, tre figli, l’altro giorno era venuto all’asta accompagnato dalla moglie. Vivono entrambi a Cassano d’Adda, ma quella villa faraonica a un prezzo così irrisorio li aveva ingolositi. Si sente un perseguitato, Bramini:  qualche giorno prima dell'ultima asta, era riuscito a mettere insieme i soldi necessari per presentare un’offerta al curatore fallimentare: "con l’aiuto dei fondi raccolti negli ultimi mesi con Credito Italia avevo versato quattro assegni circolari con cui coprire i debiti con i creditori. Anche la banche erano d’accordo. Mancava soltanto il sì da parte del curatore...".