Rubato 50 anni fa, ritrovato dai carabinieri: restituito a Monza il quadro del Colosseo

I Monuments Men hanno riconsegnato ai Musei civici l’opera seicentesca trafugata in maniera rocambolesca dalla Pinacoteca nel 1974 grazie a un buco nella parete

Il dipinto del Colosseo restituito alla città di Monza

Il dipinto del Colosseo restituito alla città di Monza

Monza - Un furto che all’epoca fece scalpore per portata e perizia di esecuzione - lasciando un enorme buco su una parete e i ladri mai rintracciati - ma che ora, a distanza di 50 anni, vede la città finalmente risarcita almeno di uno degli undici importanti quadri che furono trafugati.

È stato riconsegnato ieri ai Musei Civici, grazie alle verifiche condotte dai carabinieri del nucleo Tpc (Tutela del patrimonio culturale) di Monza, un dipinto risalente alla metà del ‘600 raffigurante il Colosseo, di cui si erano perse le tracce dalla lontana notte tra il 6 e 7 giugno 1974. L’opera, che all’epoca era custodita nella Pinacoteca civica della Villa Reale, era stata sottratta con le altre dieci tele d’autore per un valore stimato di circa 10 milioni di lire. Le verifiche condotte dai carabinieri attraverso la consultazione della Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti (il più grande database al mondo di opere d’arte rubate, gestito dal comando Tpc), hanno consentito di accertare la corrispondenza tra la tavola in vendita sul sito di una casa d’aste milanese a 8mila euro, e quella censita nel sistema informatico, con informazioni inequivocabili per dimensioni, stile e foto.

“La restituzione del dipinto consente di ricontestualizzare, dopo 50 anni, un’opera pittorica di assoluto pregio – commenta soddisfatto il colonnello Claudio Sanzò, comandante del nucleo Tpc di Monza –. L’attività condotta dai carabinieri Tpc, guidata dal vicebrigadiere Andrea Galli e dall’appuntato Giovanni Petrillo, restituisce il vero valore a questo bene culturale che, come recita l’articolo 2 del Codice dei beni culturali, è un oggetto che rappresenta l’eredità culturale di tutti noi".

"Il dipinto, un olio su tavola 40x60, ritrae una veduta del Colosseo dalla parte più diroccata, ricoperto in parte dalla vegetazione – spiega Francesca Milazzo, critica d’arte dei Musei civici di Monza –. Sul lato destro appare una parte di colonnato dell’Arco di Costantino, anch’esso in rovina, mentre sullo sfondo si nota parte di un muraglione e un piccolo edificio, simile a una facciata di chiesa di gusto barocco, con volute e timpani triangolari".

L’opera è pervenuta al Comune di Monza dal lascito testamentario del 1923 della collezionista Eva Galbesi Segrè, senza indicazioni sull’autore. Si trovava in origine nel suo inventario privato (contenente in tutto 1500 opere), sito nel suo villino liberty di viale Cesare Battisti. Dopo il passaggio di proprietà al Comune, l’opera non risulta esposta fino al 1945 alla Pinacoteca della Villa Reale. Successivamente gli inventari segnalano alcuni spostamenti all’interno delle sale, sino al furto denunciato il 7 giugno 1974.

Da allora più nulla si è saputo. Luciano Caramel, nel suo catalogo sui Musei Civici del 1981, è il primo ad avanzare un’ipotesi attributiva suggerendo l’ambito di Monsù Desiderio, pittore francese attivo in particolare a Napoli nel primo Seicento. "Dalle nostre verifiche parrebbe improbabile questa attribuzione – precisa la Milazzo –. Altre opere di Desiderio coeve a questa risultano molto diverse per stile. Il dipinto potrebbe essere di una bottega romana di metà Seicento, nel contesto della fortunata produzione di vedute e capricci delle vestigia dell’antichità classica, spesso collegata a pittori di origine nordica trapiantati a Roma".