Il delitto era stato commesso davanti alle case di via Fiume
Il delitto era stato commesso davanti alle case di via Fiume

Monza - Presunto mandante dell’omicidio e familiari della vittima faccia a faccia in aula all’apertura del processo davanti alla Corte di Assise per la morte di Cristian Sebastiano. Alla sbarra Giovanni Gambino, 43enne monzese, dallo scorso aprile in carcere perché per gli inquirenti ha istigato l’assassinio del 42enne ucciso da una trentina di coltellate il 29 novembre dell’anno scorso sotto i palazzoni popolari del quartiere San Rocco da un 14enne e un 15enne a loro volta vicini di casa, che gli hanno rapinato una dose di cocaina. A rappresentare l’accusa davanti alla Corte presieduta da Letizia Brambilla e con accanto il giudice Stefano Cavallini oltre ai giudici popolari è la pm della Procura di Monza Sara Mantovani, mentre difensore dell’imputato è l’avvocato Manuel Gabrielli. Al processo si sono costituiti parti civili i genitori di Cristian, il padre Michele e la madre Teresa Bernardo, la sorella Giorgia e il fratello Jurgen, rappresentati dall’avvocato Elena Franzoni. La mamma e la sorella di Cristian erano anche presenti in aula, attente e silenziose, a pochi passi dalla ‘gabbia’ dove era seduto Giovanni Gambino. La pm ha ricostruito la vicenda per chiedere l’ammissione delle prove che, a suo dire, incastrano l’imputato.

"L’omicidio è maturato in un contesto di soldi e droga - ha esordito la rappresentante della pubblica accusa - Cristian Sebastiano era un consumatore e spacciatore di droga, come lo era il 14enne e come consumatore era l’imputato". Movente dell’omicidio, per la pm, "forti contrasti tra la vittima e gli altri due, che hanno trovato un terreno comune per pianificare questo omicidio per via dei debiti che avevano con Sebastiano". In più c’è stato un "rafforzamento criminoso" da parte del 14enne "che ha chiesto aiuto al 15enne" per commettere l’omicidio e con Gambino "che ha indicato i tempi e i modi" e per questo è accusato in "concorso morale" nell’esecuzione del 42enne. "L’atto brutale si è consumato la domenica dopo pranzo - ha ricostruito Sara Mantovani - Cristian Sebastiano è stato colpito con una trentina di coltellate dai due minorenni, che l’hanno lasciato a terra privo di vita sotto casa portando via il denaro e la droga che aveva con sé". Ecco perché Giovanni Gambino è accusato di concorso in omicidio volontario premeditato e rapina aggravata.

La pm ha chiesto di chiamare a testimoniare al processo i familiari della vittima, una vicina di casa teste oculare dell’omicidio e altri vicini di casa, nonché gli amici minorenni dei baby killer. Nonché i carabinieri di Monza che in poche ore hanno identificato e sottoposto a fermo il 14enne e il 15enne (già condannati in primo grado dal Tribunale per i minorenni di Milano a 14 anni e 4 mesi di reclusione con il rito abbreviato e in attesa del processo in appello) e che, a 5 mesi di distanza, hanno individuato Giovanni Gambino come mandante del delitto. Gli stessi testimoni compaiono anche nella lista della legale di parte civile.
Il difensore di Giovanni Gambino ha invece voluto sottolineare che si tratta di un processo indiziario. "Stiamo parlando di concorso morale, con degli indizi che devono trasformarsi in prove per giungere a ritenere la responsabilità dell’imputato", ha dichiarato l’avvocato Manuel Gabrielli, che ha lanciato un appello ai giudici popolari: "Voi singolarmente decidete della vita del mio assistito. Abbiate quindi coscienza, impegno e volontà di entrare personalmente nel merito dell’esame degli indizi, senza delegare ai giudici togati. Da parte nostra c’è la massima collaborazione con il pm per arrivare alla verità". La Corte di Assise ha ammesso le prove chieste dalle parti e ha già individuato un calendario di udienze per il processo che partono da febbraio.